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martedì 30 novembre 2010

COMUNICATO STAMPA

Apecchio - Cagliari 30-Novembre 2010

E’ stata depositata Venerdì 26 Novembre alla Camera dei Deputati l'interrogazione a firma dell’Onorevole Walter Verini insieme ad altri colleghi del Pd, tra cui i marchigiani Massimo Vannucci e Maria Letizia De Torre, gli abruzzesi Giovanni Lolli e Vittoria D'Incecco, la toscana Raffaella Mariani e Sandro Gozi (in rappresentanze di alcune Regioni Interessate dal Tracciato), indirizzata ai Ministri dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti, per i Beni e le Attività Culturali, in merito al progetto volto alla realizzazione del metanodotto della Snam rete Gas denominato “Rete Adriatica”.
I Suddetti Parlamentari chiedono se ““considerate le problematiche di questa opera difficilmente superabili”, non sia opportuno bloccare le procedure in atto e riconsiderare il progetto, prendendo in considerazione altre soluzioni. Si tratta di una presa di posizione molto chiara del PD relativamente alla questione metanodotto Brindisi MInerbio, un’ “opera” dalle caratteristiche assolutamente insostenibili, per via delle sue misure eccezionali e del tracciato che corre sui crinali dell’Appennino, infilando una serie lunghissima di Parchi Nazionali e aree protette, nonché tutti gli epicentri dei maggiori sismi degli ultimi 25 anni.
Ma oltre al PD, recentemente anche L’IDV si è fatta carico del problema e sta operando in tal senso in tutte le regioni interessate. E’ infatti dell’11 novembre scorso l’interrogazione presentata al Senato della Repubblica dai Parlamentari dell’IDV Belisario, Giambrone, Caforio, Carlino, Di Nardo, Mascitelli, Pardi , Pedica.
Un’ altra interrogazione è stata infine presentata della Senatrice Radicale Donatella Poretti in data 16 Novembre.
Le problematiche “difficilmente superabili” inerenti questa opera, sono quelle che il Comitato Interregionale No Tubo ha sempre evidenziato, e alla luce dei documenti la politica ne ha preso atto dandogli rilevanza in sede Nazionale.
I Comitati sono lieti che vi sia chi è disponibile ad ascoltare le ragioni dei cittadini e ad anteporle per una volta a quelle delle multinazionali, verificandole ed impegnandosi personalmente per evitare agli Appennini questo “scempio annunciato”.
E’ naturale che di fronte ad affermazioni di funzionari della Commissione Ministeriale VIA (estratti dall’istruttoria VIA del tratto Sulmona Foligno) in cui si dice” Il metanodotto in progetto Sulmona-Foligno DN 1200 (48”) e la centrale di Compressione di Sulmona, come si evince da Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani 2004 (CPTI04) redatto dal Gruppo di lavoro CPTI 2004 dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dal DataBase Macrosismico Italiano 2008 (DBMI08, INGV), si trovano in un territorio ad elevata pericolosità sismica, sia dal punto di vista della frequenza di eventi che dei valori di magnitudo.” non si può non rimanere stupiti e preoccupati.

Gli stessi funzionari parlano di “grande valenza naturalistico-ambientale del territorio attraversato dal Metanodotto” mettendo in evidenza già quanto dichiarato dai funzionari della Regione Umbria nel VIA del tratto Foligno Sestino.

I funzionari della Regione Umbria vanno oltre e affermano:“il tracciato coincide per l’Umbria con il progetto APE (Appennino Parco d’Europa) il più importante progetto di sistema avviato nel nostro paese, finalizzato alla conservazione della natura e allo sviluppo sostenibile con l’ambizione strategica della valorizzazione delle risorse naturali e culturali. Nel contesto ambientale appena descritto la messa in opera del metanodotto fa emergere numerose criticità che a volte provocano modificazioni irreversibili degli ecosistemi e delle biocensi presenti”.
“L’intervento sia in fase di cantiere che in fase di esercizio, comporta rilevanti problemi di natura paesaggistica in quanto il tracciato interessa solo in minima parte terreni agricoli pianeggianti, mentre la restante interessa un territorio variegato dal punto di vista geomorfologico ed estremamente delicato e di pregio sotto il profilo paesaggistico ambientale. “
“Inoltre l’alterazione paesaggistica prodotta dall’opera, nonostante le misure di graduale ripristino ambientale previste dal progetto, rimarrà visibile per un tempo considerevole e costituirà un segno pregiudizievole per la salvaguardia dei caratteri paesaggistici del territorio Umbro”.
“Il progetto del metanodotto prevede l’attraversamento di numerosi fossi, torrenti e fiumi. L’importanza ecologica dei corsi d’acqua, per il ruolo che essi svolgono nel mantenimento della connettività ecologica e quali siti di rifugio, migrazione, alimentazione e riproduzione è stato più volte ribadito. Le modificazioni dell’alveo e delle sponde in seguito al loro attraversamento, risultano negative e permanenti. Non è pertanto proponibile una previsione di tracciato che, correndo parallelo ai corsi d’acqua li interseca più volte.”
Più parchi invece i funzionari della Regione Marche, che si sono limitati a poche affermazioni perlopiù generiche e comunque poco incisive. Eppure si tratta delle stesse areee.
Alla luce di questi dati e del fatto che il rilievo ultraregionale del progetto, essendo stato espressamente rivendicato dalla società SNAM Rete Gas SpA e riconosciuto da numerosi atti ministeriali adottati nel corso della fase autorizzativa manca, come evidenziato dal Ricorso trasmesso in Europa il 25 Giugno 2010, di un procedimento V.A.S., qualora sia preso in considerazione quale “piano” o “programma” (direttiva n. 42/2001/CE) ovvero ad un unico procedimento di valutazione di impatto ambientale – V.I.A. (direttive n. 85/337/CEE e n.97/11/CE) qualora sia considerato quale “opera” unitaria.

Le interrogazioni Parlamentari evidenziano tutte le criticità sopradette della scelta di questo tracciato.

L’attività civile di contrasto a questo disastro ecologico annunciato prosegue anche a Bruxelles, grazie alle interrogazioni parlamentari (ultima quella dell’eurodeputato Rinaldi (IDV) e all’azione diretta dei cittadini.

L’Europa ha infatti comunicato ai Sottoscrittori del Ricorso Europeo “La Provincia di Pesaro – Urbino, la Provincia di Perugia, il Comune di Gubbio, la Comunità Montana del Catria e del Nerone, il Comitato umbro-marchigiano “No Tubo”, i Comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona, il Comitato civico “Norcia per l’Ambiente”,il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, l’associazione La Lupus in Fabula onlus, la Federazione nazionale Pro Natura, il WWF Italia, Mountain Wilderness Italia, Italia Nostra, l’A.R.C.I. Caccia della Provincia di Perugia” e alle centinaia di cittadini che hanno scritto personalmente il ricorso, che la pratica è stata “PROTOCOLLATA” e la denuncia verrà esaminata.

Ci si chiede, a questo punto, quando gli Assessori all’Ambiente e i Presidenti delle Regioni interessate dal progetto e dalle relative proteste (Umbria- Marche-Abruzzo) daranno risposta alle interrogazioni presentate nelle singole Regioni ed inizieranno a confrontarsi con i rappresentanti dei comitati e delle associazioni (cioè coi cittadini) che stanno lavorando per la salvaguardia dei territori, di chi ci vive e dell’economia delle zone montane e rurali.



p. Comitato No Tubo
Matteo Ottaviani

p. Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
dott. Stefano Deliperi

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