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lunedì 6 febbraio 2012

Emergenza gas, a chi giova speculare sul grande gelo europeo

Il Fatto Quotidiano di oggi 06 Febbraio 2011

L’Europa è nella morsa del gelo e la Russia non riesce a far fronte alla domanda crescente di gas per il riscaldamento. Per questo l’Italia stacca la spina alle aziende che hanno contratti di gas di tipo interrompibile. Loro pagano una bolletta ridotta, ma sono consapevoli che possa accadere di ricevere meno gas del necessario. Nessuna riduzione per i condomini, assicura Corrado Passera.

Torniamo per un attimo in Russia, sabato 4 febbraio. In tutto il Paese, malgrado il gelo si svolgono manifestazioni di piazza. A Mosca, con meno 20°C, ci sono 40mila contro e 140 mila pro-Putin. “Non abbiamo paura del freddo”, scandiscono i manifestanti. Sono sicuri che quando torneranno nelle loro case dentro ci saranno 23 gradi. Ovviamente sopra lo zero.

La Tv fa vedere tutte e due le manifestazioni. E anche la riunione del premier Vladimir Putin con il suo vice per l’energia – il potente Igor Sechin – e i vertici di Gazprom. Manca il capo, Alexey Miller (probabilmente ammalato), ma sono presenti i suoi due vice, Alexander Medvedev eAndrey Kruglov.

Sul tavolo, emergenza freddo e forniture di gas a russi e clienti esteri. “Per il momento Gazprom non può fornire i volumi supplementari che i nostri partner dell’Europa occidentale ci chiedono”, ha dichiarato Kruglov. “Nei giorni scorsi si è verificato un calo del 10% delle forniture, ma i volumi forniti sono ora ritornati ai livelli normali”. A Gazprom lo stesso primo ministro Vladimir Putin ha chiesto di “fare tutti gli sforzi per soddisfare le necessità dei nostri partner stranieri”, pur ricordando che “l’obiettivo principale della compagnia deve essere di rispondere ai bisogni interni della Russia”.

Una mossa naturale, e non solo pre-elettorale, visto che ci sono zone della Russia dove le temperature sono scese a -50. Alla domanda di Putin – perché l’Europa non compra il gas mancante sul mercato spot – Alexander Medvedev ha ribadito che il “mercato spot è piuttosto virtuale, esiste solo quando non serve tanto gas, e quando serve non riesce a soddisfare le esigenze”. Ciò permette a Putin di attaccare l’Europa (“sarebbe da ricordare adesso chi rallentava la costruzione di North Stream”), e confermare la necessità di nuovi gasdotti, come la seconda linea di North Stream e di South Stream.

Nonostante le rassicurazioni di Putin, le agenzie di stampa di mezza Europa sono andate in tilt. I Tg europei e italiani aprono con i titoli “Putin riduce le forniture gas all’Europa”. E oggi, a rincarare la dose ci si è messo anche Paolo Scaroni. “Siamo in emergenza e abbiamo reagito all’emergenza aumentando le importazioni di gas dall’Algeria e dal nord Europa attraverso la Svizzera. Quindi non abbiamo problemi fino a mercoledì”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Eni. “Ma da giovedì ci attendiamo un’altra ondata di freddo, e non sappiamo come si comporterà Gazprom”.

Ma siamo veramente in emergenza?

Dai numeri, non sembrerebbe. Al momento il quadro degli stoccaggi vede un utilizzo arrivato al 60% circa del totale del working gas, con una rimanenza di circa 4 miliardi di metri cubi cui si aggiungono i 5 miliardi di metri cubi di strategico. Nei tempi peggiori della guerra del gas russo-ucraina, siamo arrivati a prosciugare gli stoccaggi (non strategici). Se facciamo il calcolo della mancanza di rifornimenti, glissata anche dalla commissione europea, arriviamo a piena primavera. Anche Antonio Urbano, amministratore delegato di Puraction, concorda: “Capita periodicamente che quando fa freddo ci siano problemi temporanei di rifornimento di gas. Questo si supera normalmente sfruttando le flessibilità dei tubi dall’Algeria e dalla Libia e ricorrendo a gas in stoccaggio (in questo periodo più disponibile del solito grazie all’inverno fin qui caldo). Quando serve si sfruttano i contratti interrompibili di consumatori industriali, che già ricevono un compenso per aver fornito questa loro disponibilità a fare da cuscinetto. Pur tuttavia ogni volta che ci sono questi problemi si mettono le mani avanti per richiamare l’interesse politico e dell’opinione pubblica sulla necessità di nuove infrastrutture di trasporto (South Stream, rigassificatori) o sulla importanza e strategicità delle strutture esistenti.”

Ma sembra che con il freddo anche i rigassificatori non funzionino bene. Ad esempio, quello di Rovigo va solo al 20%. L’unica soluzione reale è avere più stoccaggi, e pomparli con il gas a buon prezzo d’estate, per usarle nelle emergenze invernali.

Facile dire che il freddo conviene a Putin. In questo modo Gazprom vende più gas all’Europa e si arricchisce di più. Non esattamente. Gazprom vorrebbe vendere più gas all’Europa, sarebbe il suo sogno prima di portare il gas in Cina, ma con contratti stabili, definiti, senza emergenza, quello che fa di solito. E Paolo Scaroni immagina come si comporterà Gazprom giovedì. Solo che ci sono in corso negoziazioni di contratti con il monopolista russo (e non solo di Eni, ma anche di altri operatori europei), e un po’ di rumore intorno non guasta.

Da ricordare, nella prima guerra di gas, nel 2006, quando i rubinetti del gasdotto russo-ucraino sono stati semplicemente chiusi, che anche alcune aziende italiane avevano guadagnato vendendo l’elettricità prodotta dal gas (mancante) e rivendendola a prezzi alti ai paesi vicini.

di Mauro Meggiolaro e Evgeny Utkin, economista ed esperto d’energia

Sistema italiano solido, 4 miliardi di metri cubi di scorte'

Costruire un Gasdotto in zona sismica: l'indignazione del FAI Umbria

Si snoderà lungo le depressioni tettoniche della dorsale appenninica correndo in parallelo o attraversando diverse faglie attive e coinvolgendo molti comuni già colpiti da disastrosi terremoti. Porterà guadagni alla Snam e profitti ai privati mentre i costi ambientali ed economici li sopporteranno le comunità dell’Appennino.

La Snam Rete Gas Spa ha presentato nel 2004 un progetto che prevede la realizzazione di un metanodotto denominato “Rete Adriatica” della lunghezza complessiva di 687 km che si snoderà da Massafra (Taranto) fino a Minerbio (Bologna) attraversando dieci regioni, tre parchi nazionali, uno regionale e oltre venti siti di rilevanza comunitaria. Porterà in Italia il gas proveniente da Algeria e Libia.

Il tratto che interessa la nostra regione è quello compreso tra Foligno e Sestino per una lunghezza di 113,7 km ed è attualmente in fase autorizzativa. Attraverserà molti comuni umbri e marchigiani della fascia appenninica: Foligno, Nocera Umbra, Gualdo Tadino, Gubbio, Pietralunga, Città di Castello, Apecchio, Mercatello sul Metauro e Borgo Pace.

Il condotto avrà 1200 mm di diametro, verrà interrato a 5 m di profondità e dovrà avere una servitù di pertinenza di 40 m (20 per lato). Ciò significa che gli alberi che saranno abbattuti non verranno ripiantati e che la zona disboscata per permettere l’interramento e la successiva manutenzione del gasdotto avrà una larghezza di 40 m lungo l’intero tracciato.

Le direttive comunitarie prescrivono, per progetti di tale portata, l’obbligo di una valutazione di impatto ambientale (VIA) di tipo complessivo (valutazione ambientale strategica VAS), che tenga conto quindi dell’effetto cumulativo dei progetti frazionati.

La Snam Rete Gas ha diviso il progetto in cinque tronconi presentando cinque Via parziali anziché richiedere un unico procedimento di valutazione ambientale per l’intero tracciato.

La Commissione Tecnica di verifica dell’impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio ha espresso parere favorevole (decreto VIA del 7.3.2011) riguardo alla compatibilità ambientale del tratto di metanodotto Sulmona-Foligno che ci riguarda direttamente.

Nello stesso parere, in evidente contraddizione, tale Commissione rileva come l’opera attraverserebbe territori ad elevata pericolosità sismica sia dal punto di vista della frequenza di eventi che dei valori della magnitudo. Il metanodotto, infatti, si snoderà lungo le depressioni tettoniche della dorsale appenninica correndo in parallelo o attraversando diverse faglie attive e coinvolgendo molti comuni già colpiti da disastrosi terremoti.

Il gasdotto porterà guadagni alla Snam e profitti ai privati mentre i costi ambientali ed economici li sopporteranno le comunità dell’Appennino. La British Gas si occuperà della distribuzione del metano senza, quindi, alcuna apparente ricaduta per l’economia del Paese.

Come corollario possiamo aggiungere che attualmente il fabbisogno di gas in Italia - dai dati pervenutici - è di circa 85 miliardi di metri cubi l’anno, le infrastrutture esistenti hanno una capacità di 107 miliardi di metri cubi annui.

Sappiamo che diverse amministrazioni pubbliche coinvolte hanno espresso parere contrario a detto intervento e, in tal senso, si sono espressi la Provincia di Perugia unitamente ad alcuni politici umbri.

Ci chiediamo perché non sia stato preso in considerazione un tracciato alternativo (ad esempio l’interramento lungo la costa adriatica) probabilmente più costoso ma con minori rischi e di minore impatto ambientale.

E’ possibile che ancora oggi politiche speculative non tengano conto del rischio sismico di territori nonostante i numerosi e recenti episodi? E’ accettabile che non vi sia una valutazione complessiva di un progetto che inciderà violentemente sul territorio nazionale?

Il Fondo Ambiente Italiano esprime il suo dissenso rispetto a tale progetto così come formulato ed alla procedura seguita per la sua approvazione, invitando gli Enti competenti a non autorizzarlo nella comune ottica di tutela della sicurezza dei cittadini e di salvaguardia dell’ambiente.


Nives Tei Coaccioli - Fai Umbria