Le associazioni e comitati ecologisti Gruppo d’Intervento Giuridico Natura, WWF, Italia Nostra (Sezione di Pesaro e Fano) Sulmona, Comitato civico Norcia per l’ambiente economico (Dipartimento per l’energia) uno specifico (D.P.R. n. 327/2001 e s.m.i.) per la realizzazione d Sulmona da parte della Snam Rete Gas s.p.a.
Per opportuna conoscenza ne è stata inviata copia alla attività culturali, ai Presidenti delle Regioni Abruzzo In realtà il tratto del gasdotto denominato “Rete Adriatica Brindisi-Minerbio” dalle caratteristiche pesantemente impattanti: una 687 (tubazione di diametro 1.200 mm. a mt. 5 di profondità, servitù di mt. 40), un Prov. Taranto) fino all’Italia settentrionale (Minerbio, Prov. Bologna). Un (Massafra-Biccari; Biccari-Campochiaro; centrale di compressione Sulmona; Sulmona Minerbio) che attraversa ben dieci Regioni Toscana, Emilia-Romagna), interessando aree di rileva naturale regionale, 21 siti di importanza comunitaria Marche) e idrogeologico, senza che sia stato effettuato un unico (direttive n. 85/337CEE e n. 97/11/CE) come richiesto da normativa e giurisprudenza comunitaria (vds. es. Cor Giustizia CE, Sez. II, 28 febbraio 2008, causa C n. 01/42/CE).
Avverso tale progetto è stato presentato pubbliche (Province di Pesaro-Urbino e di associazioni ecologiste (Gruppo d’Intervento Giuridico WWF, Italia Nostra, Mountain Wilderness per l’ambiente, La Lupus in Fabula) e venatorie ( Non solo. Il deputato catalano Raül Romeva i Rueda un’interrogazione prioritaria al Parlamento europeo europea nei confronti del progetto Snam impatto ambientale del progetto e chiedendo alla della normativa comunitaria – per ricondurre l’ valutazione di impatto ambientale (nn. 85/337/CEE e 97/11/CE), di e di tutela degli habitat naturali e semi-naturali Una nuova importante iniziativa a sostegno delle legittime richieste di nazionali e territoriali per la salvaguardia economico-sociale delle collettività locali interessate. Gruppo d’Intervento Giuridico, Comitato “No Tubo” Italia Nostra (Sezione di Pesaro e Fano), Mountain Wilderness, Comitati cittadini per l’ambiente di Norcia per l’ambiente hanno inoltrato (27 agosto 2010) al (Dipartimento per l’energia) uno specifico ricorso avverso il rinnovo della dichiarazione di pubblica utilità (D.P.R. n. 327/2001 e s.m.i.) per la realizzazione del gasdotto Sulmona – Foligno e della da parte della Snam Rete Gas s.p.a.
Per opportuna conoscenza ne è stata inviata copia alla Commissione europea, ai Ministeri dell’ambiente Regioni Abruzzo, Lazio, Umbria, Marche. denominato “Sulmona-Foligno” è solo una parte dell’unico dalle caratteristiche pesantemente impattanti: una lunghezza complessiva (tubazione di diametro 1.200 mm. a mt. 5 di profondità, servitù di mt. 40), un unico tracciato Prov. Taranto) fino all’Italia settentrionale (Minerbio, Prov. Bologna). Un progetto suddiviso in cinque tronconi Campochiaro; centrale di compressione Sulmona; Sulmona-Foligno; Foligno dieci Regioni (Puglia, Basilicata, Campania, Molise, Abruzzo, Lazio, Umbria, Marche, Romagna), interessando aree di rilevante importanza naturalistica (3 parchi nazionali 21 siti di importanza comunitaria)[1], aree a gravissimo rischio sismico sia stato effettuato un unico procedimento di valutazione di impatto ambientale (direttive n. 85/337CEE e n. 97/11/CE) come richiesto da normativa e giurisprudenza comunitaria (vds. es. Cor Giustizia CE, Sez. II, 28 febbraio 2008, causa C-2/07) né una procedura di valutazione ambientale strategica Avverso tale progetto è stato presentato ricorso alla Commissione europea (25 giugno 2010) da amministrazioni e di Perugia, Comunità Montana Catria e Nerone Gruppo d’Intervento Giuridico, Comitato “No Tubo”, Federazione nazionale Pro Natura Mountain Wilderness, Comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona ) e venatorie (Arci Caccia – Perugia). Raül Romeva i Rueda, del Gruppo Verdi/A.L.E., ha presentato il Parlamento europeo chiedendo quali iniziative intenda adottare la progetto Snam di gasdotto “Rete Adriatica”, evidenziando le caratteristiche di pesante impatto ambientale del progetto e chiedendo alla Commissione europea quali iniziative intenda assumere per ricondurre l’Italia alla corretta applicazione delle direttive europee in materia di (nn. 85/337/CEE e 97/11/CE), di valutazione ambient naturali (n. 92/43/CEE). a sostegno delle legittime richieste di Enti locali, associazioni salvaguardia dell’Appennino, dei valori naturalistici, paesaggistici e del tessuto sociale delle collettività locali interessate. Comitato “No Tubo”, Federazione nazionale Pro Comitati cittadini per l’ambiente di hanno inoltrato (27 agosto 2010) al Ministero per lo sviluppo dichiarazione di pubblica utilità e della centrale di compressione di Ministeri dell’ambiente e dei beni e è solo una parte dell’unico progetto Snam di gasdotto lunghezza complessiva di km. unico tracciato dal Sud (Massafra, progetto suddiviso in cinque tronconi Foligno; Foligno-Sestino; Sestino- (Puglia, Basilicata, Campania, Molise, Abruzzo, Lazio, Umbria, Marche, 3 parchi nazionali, 1 parco chio sismico (Abruzzo, Umbria, procedimento di valutazione di impatto ambientale (direttive n. 85/337CEE e n. 97/11/CE) come richiesto da normativa e giurisprudenza comunitaria (vds. es. Corte di procedura di valutazione ambientale strategica (direttiva (25 giugno 2010) da amministrazioni unità Montana Catria e Nerone, Comune di Gubbio), Federazione nazionale Pro Natura, Comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona, Comitato civico Norcia , ha presentato il 20 luglio 2010 chiedendo quali iniziative intenda adottare la Commissione , evidenziando le caratteristiche di pesante quali iniziative intenda assumere – in rispetto alla corretta applicazione delle direttive europee in materia di valutazione ambientale strategica (n. 01/42/CE) associazioni e comitati ecologisti , dei valori naturalistici, paesaggistici e del tessuto
lunedì 30 agosto 2010
giovedì 12 agosto 2010
COMUNICATO STAMPA 11 AGOSTO
La Snam rete gas, in risposta all’interrogazione Europea presentata dal deputato catalano Raül Romeva i
Rueda il 20 luglio 2010-07-29 tranquillizza tutti; la Snam afferma di avere grande sensibilità verso i territori
coinvolti, di effettuare il ripristino geomorfologico e vegetazionale dei siti allo scopo di restituirli alle
condizioni iniziali, etc etc
Peccato che i Funzionari dei servizi Naturalistico-Paesaggistici e Faunistico-Venatori della Regione Umbria
non siano della stessa opinione e nel parere reso nell’ambito del procedimento di V.I.A. dichiarino:
“l’opera nei territori appenninici presenta numerose criticità che a volte comportano modificazioni irreversibili
degli ecosistemi” e rincarano la dose dicendo che “l’alterazione paesaggistica prodotta dall’opera, nonostante le
misure di ripristino ambientale previste, rimarrà visibile per un tempo considerevole e costituirà un segno
pregiudizievole per la salvaguardia dei caratteri paesaggistici del territorio Umbro”.
Gli stessi continuano dicendo: “L’intervento sia in fase di cantiere che di esercizio comporta rilevanti problemi
di natura paesaggistica in quanto il tracciato interessa solo in minima parte terreni agricoli, mentre la restante
interessa un territorio variegato dal punto di vista geomorfologico ed estremamente delicato e di pregio sotto il
profilo paesaggistico e ambientale”.
A chi devono credere a questo punto i cittadini?
Il Comitato No Tubo afferma che il livello di divulgazione e conoscenza dell’opera sui territori è a dir poco
basso e quel poco che si è saputo è stato grazie all’azione dei comitati ed associazioni e non certo del
proponente, che si è limitato all’affissione canonica ai vari albi, mentre l’Europa per coinvolgimento e
partecipazione intende ben altro.
E’ normale che la Snam rete gas, che lavora con un'altra ditta che è la British Gas, abbia interesse a vendere il
proprio prodotto. Dove si è mai visto un commerciante che denigra i propri prodotti ? Ma ovviamente, gli
acquirenti devono saper distinguere la realtà dalla pubblicità.
Ci viene detto che il metanodotto è utile, anzi indispensabile alla nazione..
Ci viene detto, con un vero ossimoro, che il metanodotto, progettato per attraversare le zone a maggiore
sismicità del paese (e probabilmente d’Europa) verrebbe posto nei luoghi “più sicuri”, che il tracciato sui
fianchi di montagne sulle quali insistono frane attive lunghe centinaia di metri e larghe altrettanto è quello di
“maggiore stabilità”. Ma poi hanno gravissimi incidenti gasdotti anche a causa di modesti smottamenti
del suolo (es: Tarsia 2010). E di sicuro, anche chi ha trivellato nel golfo del Messico, producendo i noti
problemi tuttora irrisolti (ammesso che siano risolvibili) avrà prima fornito fior di rassicurazioni sulla sicurezza
di queste operazioni.
All’insegna del “noi siamo bravi, noi siamo moderni, a noi nulla sfugge”. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
E’ forse giunto il momento che i cittadini imparino a non accettare passivamente le insoddisfacenti spiegazioni
e rassicurazioni solo perché chi le propone si fregia di titoli e ha un nome roboante.
Rueda il 20 luglio 2010-07-29 tranquillizza tutti; la Snam afferma di avere grande sensibilità verso i territori
coinvolti, di effettuare il ripristino geomorfologico e vegetazionale dei siti allo scopo di restituirli alle
condizioni iniziali, etc etc
Peccato che i Funzionari dei servizi Naturalistico-Paesaggistici e Faunistico-Venatori della Regione Umbria
non siano della stessa opinione e nel parere reso nell’ambito del procedimento di V.I.A. dichiarino:
“l’opera nei territori appenninici presenta numerose criticità che a volte comportano modificazioni irreversibili
degli ecosistemi” e rincarano la dose dicendo che “l’alterazione paesaggistica prodotta dall’opera, nonostante le
misure di ripristino ambientale previste, rimarrà visibile per un tempo considerevole e costituirà un segno
pregiudizievole per la salvaguardia dei caratteri paesaggistici del territorio Umbro”.
Gli stessi continuano dicendo: “L’intervento sia in fase di cantiere che di esercizio comporta rilevanti problemi
di natura paesaggistica in quanto il tracciato interessa solo in minima parte terreni agricoli, mentre la restante
interessa un territorio variegato dal punto di vista geomorfologico ed estremamente delicato e di pregio sotto il
profilo paesaggistico e ambientale”.
A chi devono credere a questo punto i cittadini?
Il Comitato No Tubo afferma che il livello di divulgazione e conoscenza dell’opera sui territori è a dir poco
basso e quel poco che si è saputo è stato grazie all’azione dei comitati ed associazioni e non certo del
proponente, che si è limitato all’affissione canonica ai vari albi, mentre l’Europa per coinvolgimento e
partecipazione intende ben altro.
E’ normale che la Snam rete gas, che lavora con un'altra ditta che è la British Gas, abbia interesse a vendere il
proprio prodotto. Dove si è mai visto un commerciante che denigra i propri prodotti ? Ma ovviamente, gli
acquirenti devono saper distinguere la realtà dalla pubblicità.
Ci viene detto che il metanodotto è utile, anzi indispensabile alla nazione..
Ci viene detto, con un vero ossimoro, che il metanodotto, progettato per attraversare le zone a maggiore
sismicità del paese (e probabilmente d’Europa) verrebbe posto nei luoghi “più sicuri”, che il tracciato sui
fianchi di montagne sulle quali insistono frane attive lunghe centinaia di metri e larghe altrettanto è quello di
“maggiore stabilità”. Ma poi hanno gravissimi incidenti gasdotti anche a causa di modesti smottamenti
del suolo (es: Tarsia 2010). E di sicuro, anche chi ha trivellato nel golfo del Messico, producendo i noti
problemi tuttora irrisolti (ammesso che siano risolvibili) avrà prima fornito fior di rassicurazioni sulla sicurezza
di queste operazioni.
All’insegna del “noi siamo bravi, noi siamo moderni, a noi nulla sfugge”. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
E’ forse giunto il momento che i cittadini imparino a non accettare passivamente le insoddisfacenti spiegazioni
e rassicurazioni solo perché chi le propone si fregia di titoli e ha un nome roboante.
giovedì 5 agosto 2010
mercoledì 28 luglio 2010
il Manifesto 24 luglio
Il tubo che fa tremare l'Italia
BENI COMUNI . Il progetto Snam, in joint venture con Bp, che renderà l'Italia un ponte di rifornimento gas per l'Europa, prevede un quarto del percorso dentro le zone a più alto rischio sismico d'Italia. Le autorità abruzzesi non hanno avuto il tempo di opporsi, e oggi reclamano: «È una follia per tutto il Paese»
Ad accorgersi del nuovo "pacco" che il governo italiano sta per regalare all'Abruzzo e al centro Italia, progettando di trasformarlo in una vera e propria polveriera, è stato un deputato catalano del Parlamento europeo, Raül Romeva i Rueda, del gruppo Verdi/A.L.E.. L'unico ad aver presentato, martedì scorso, un'interrogazione prioritaria per chiedere l'intervento immediato dalla Commissione europea contro il progetto Snam di gasdotto denominato "Rete Adriatica" ma che in realtà corre per quasi un quarto del suo percorso nel bel mezzo delle zone appena interessate dal devastante terremoto del 6 aprile 2009. Gli aquilani, a differenza dei cittadini marchigiani e umbri che da qualche tempo hanno costituito il comitato «No Tubo», se ne stanno accorgendo solo ora che, come pugili suonati, cominciano appena a riprendere fiato e a potersi occupare d'altro oltre che a rimettersi semplicemente in piedi. Ad aiutarli, i conterranei di Sulmona, dove dovrebbe sorgere anche una centrale di compressione gas, che hanno messo su la rete di associazioni «Cittadini per l'ambiente». «È una cosa assurda, forse non è si è compreso a quale rischio sismico siamo sottoposti: cosa sarebbe accaduto se fosse stato già in funzione durante il sisma aquilano?», chiede l'assessore all'Ambiente del comune dell'Aquila, Alfredo Moroni, che la prossima settimana chiamerà a raccolta tutti i comuni dell'Appennino centrale interessati.
Era stato fermo per anni, il progetto del metanodotto Snam "Rete Adriatica" deviato, nel 2004 durante il governo Berlusconi II, improvvisamente e senza alcun apparente motivo dal suo percorso originario che lo vedeva correre da Brindisi a Minerbio (Bo) lungo la costa adriatica. Erano stati riscontrati problemi di «criticità idrogeologiche e di tipo urbanistico», dissero, perciò la Snam e il ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi decisero un nuovo tracciato: da Massafra (Ta) a Minerbio, passando per dieci regioni ma soprattutto attraversando la dorsale appenninica. L'Aquila, Pizzoli, Barisciano, Navelli, Poggio Picenze: i nomi che sono diventati noti a causa del terremoto sono solo alcune delle località interessate al passaggio diretto del gasdotto. Cinque tronconi e una centrale di compressione gas che se realizzati sventreranno «tre parchi nazionali, un parco naturale regionale e 21 siti di importanza comunitaria», come scrive Romeva i Rueda al Parlamento Ue, ma soprattutto che attraverseranno «aree a gravissimo rischio sismico (Abruzzo, Umbria e Marche) e idrogeologico senza che sia stato effettuato un unico procedimento di valutazione di impatto ambientale né una procedura di valutazione ambientale strategica». (Un aiutino però è arrivato dalla manovra Tremonti approvata in Senato e in discussione ora alla Camera che introduce forse non a caso il silenzio-assenso per il Via e il Vas: nessuna risposta entro 60 giorni equivale ad un ok). Il metano in forma gassosa sottoposto ad alta pressione (75 bar) correrà lungo 687 chilometri di tubo dal diametro di 120 centimetri, sotterrato a 5 metri di profondità. Di questi, 187 chilometri riguardano il tratto Foligno (Pg)-Sulmona e ben 106 corrono dentro l'Abruzzo, nelle zone a più alta sismicità d'Italia. «Sarebbe stata un'ecatombe, se fosse stato già in funzione quella terribile notte del 6 aprile 2009», spiega Mario Pizzola, portavoce dell'associazione «Cittadini per l'ambiente». «A Tarsia, in provincia di Cosenza - racconta - nel febbraio scorso è esploso un tratto del gasdotto di diametro e portata molto inferiori a causa di uno smottamento del terreno per le piogge: per fortuna era distante dai centri abitati ma le fiamme erano visibili fino a 20 km di distanza».
Dopo cinque anni, come prevede la legge, la dichiarazione di pubblica utilità per il progetto Snam "Rete Adriatica" era scaduta. Ma incredibilmente l'8 aprile 2009, mentre ancora si cercavano i vivi sotto le macerie aquilane, la Snam ripresenta la richiesta e ottiene di nuovo il certificato necessario all'avvio ai lavori. I soggetti «interessati» - comuni, province e regioni - avevano 30 giorni di tempo per opporsi «in forma scritta», secondo l'avviso di avvio del procedimento emesso pochi giorni dopo dal ministro Scajola. «Figuriamoci se il comune dell'Aquila e la regione Abruzzo erano in grado di seguire questa faccenda così a ridosso del sisma», spiega Moroni. La Snam, dal canto suo, sostiene di aver inserito un'"integrazione sismica" al progetto allegando studi appositi proprio per rassicurare la popolazione. Solo nel giugno scorso le province di Pesaro-Urbino e di Perugia, il comune di Gubbio e alcune associazioni ecologiste hanno presentato ricorso alla Commissione Ue. Nel frattempo però due giorni fa in Senato è stata approvata una norma contenuta nel decreto legge sull'energia che prevede proprio per le infrastrutture di produzione, trasmissione e distribuzione di energia «l'istituzione di commissari straordinari ad acta che agiscono in sostituzione di tutte le autorità ordinarie - spiega il senatore Pd Roberto della Seta - e possono bypassare anche le regioni in caso di contenzioso».
Un affare da molti milioni di euro. Il progetto della Snam è quello di raddoppiare la portata della rete Tirrenica, aprire un canale di approvvigionamento dai paesi nordafricani (Libia, Algeria, Tunisia) - emancipandosi così dai produttori dell'est europe - e costruire nel nord Italia un hub-gas da cui far partire le diramazioni per rifornire tutti i paesi nordeuropei. «Con un metanodotto già sovradimensionato per i nostri fabbisogni - spiegano ancora gli ambientalisti - l'Italia si candida ad essere un ponte tra l'Africa e l'Europa. Alla centrale di compressione di Sulmona lavorerà in joint-venture con la Snam la British Gas, consorella della Bp, quella dell'onda nera negli States». E come la Louisiana, anche l'Abruzzo sarà (di nuovo) terra per predatori.
BENI COMUNI . Il progetto Snam, in joint venture con Bp, che renderà l'Italia un ponte di rifornimento gas per l'Europa, prevede un quarto del percorso dentro le zone a più alto rischio sismico d'Italia. Le autorità abruzzesi non hanno avuto il tempo di opporsi, e oggi reclamano: «È una follia per tutto il Paese»
Ad accorgersi del nuovo "pacco" che il governo italiano sta per regalare all'Abruzzo e al centro Italia, progettando di trasformarlo in una vera e propria polveriera, è stato un deputato catalano del Parlamento europeo, Raül Romeva i Rueda, del gruppo Verdi/A.L.E.. L'unico ad aver presentato, martedì scorso, un'interrogazione prioritaria per chiedere l'intervento immediato dalla Commissione europea contro il progetto Snam di gasdotto denominato "Rete Adriatica" ma che in realtà corre per quasi un quarto del suo percorso nel bel mezzo delle zone appena interessate dal devastante terremoto del 6 aprile 2009. Gli aquilani, a differenza dei cittadini marchigiani e umbri che da qualche tempo hanno costituito il comitato «No Tubo», se ne stanno accorgendo solo ora che, come pugili suonati, cominciano appena a riprendere fiato e a potersi occupare d'altro oltre che a rimettersi semplicemente in piedi. Ad aiutarli, i conterranei di Sulmona, dove dovrebbe sorgere anche una centrale di compressione gas, che hanno messo su la rete di associazioni «Cittadini per l'ambiente». «È una cosa assurda, forse non è si è compreso a quale rischio sismico siamo sottoposti: cosa sarebbe accaduto se fosse stato già in funzione durante il sisma aquilano?», chiede l'assessore all'Ambiente del comune dell'Aquila, Alfredo Moroni, che la prossima settimana chiamerà a raccolta tutti i comuni dell'Appennino centrale interessati.
Era stato fermo per anni, il progetto del metanodotto Snam "Rete Adriatica" deviato, nel 2004 durante il governo Berlusconi II, improvvisamente e senza alcun apparente motivo dal suo percorso originario che lo vedeva correre da Brindisi a Minerbio (Bo) lungo la costa adriatica. Erano stati riscontrati problemi di «criticità idrogeologiche e di tipo urbanistico», dissero, perciò la Snam e il ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi decisero un nuovo tracciato: da Massafra (Ta) a Minerbio, passando per dieci regioni ma soprattutto attraversando la dorsale appenninica. L'Aquila, Pizzoli, Barisciano, Navelli, Poggio Picenze: i nomi che sono diventati noti a causa del terremoto sono solo alcune delle località interessate al passaggio diretto del gasdotto. Cinque tronconi e una centrale di compressione gas che se realizzati sventreranno «tre parchi nazionali, un parco naturale regionale e 21 siti di importanza comunitaria», come scrive Romeva i Rueda al Parlamento Ue, ma soprattutto che attraverseranno «aree a gravissimo rischio sismico (Abruzzo, Umbria e Marche) e idrogeologico senza che sia stato effettuato un unico procedimento di valutazione di impatto ambientale né una procedura di valutazione ambientale strategica». (Un aiutino però è arrivato dalla manovra Tremonti approvata in Senato e in discussione ora alla Camera che introduce forse non a caso il silenzio-assenso per il Via e il Vas: nessuna risposta entro 60 giorni equivale ad un ok). Il metano in forma gassosa sottoposto ad alta pressione (75 bar) correrà lungo 687 chilometri di tubo dal diametro di 120 centimetri, sotterrato a 5 metri di profondità. Di questi, 187 chilometri riguardano il tratto Foligno (Pg)-Sulmona e ben 106 corrono dentro l'Abruzzo, nelle zone a più alta sismicità d'Italia. «Sarebbe stata un'ecatombe, se fosse stato già in funzione quella terribile notte del 6 aprile 2009», spiega Mario Pizzola, portavoce dell'associazione «Cittadini per l'ambiente». «A Tarsia, in provincia di Cosenza - racconta - nel febbraio scorso è esploso un tratto del gasdotto di diametro e portata molto inferiori a causa di uno smottamento del terreno per le piogge: per fortuna era distante dai centri abitati ma le fiamme erano visibili fino a 20 km di distanza».
Dopo cinque anni, come prevede la legge, la dichiarazione di pubblica utilità per il progetto Snam "Rete Adriatica" era scaduta. Ma incredibilmente l'8 aprile 2009, mentre ancora si cercavano i vivi sotto le macerie aquilane, la Snam ripresenta la richiesta e ottiene di nuovo il certificato necessario all'avvio ai lavori. I soggetti «interessati» - comuni, province e regioni - avevano 30 giorni di tempo per opporsi «in forma scritta», secondo l'avviso di avvio del procedimento emesso pochi giorni dopo dal ministro Scajola. «Figuriamoci se il comune dell'Aquila e la regione Abruzzo erano in grado di seguire questa faccenda così a ridosso del sisma», spiega Moroni. La Snam, dal canto suo, sostiene di aver inserito un'"integrazione sismica" al progetto allegando studi appositi proprio per rassicurare la popolazione. Solo nel giugno scorso le province di Pesaro-Urbino e di Perugia, il comune di Gubbio e alcune associazioni ecologiste hanno presentato ricorso alla Commissione Ue. Nel frattempo però due giorni fa in Senato è stata approvata una norma contenuta nel decreto legge sull'energia che prevede proprio per le infrastrutture di produzione, trasmissione e distribuzione di energia «l'istituzione di commissari straordinari ad acta che agiscono in sostituzione di tutte le autorità ordinarie - spiega il senatore Pd Roberto della Seta - e possono bypassare anche le regioni in caso di contenzioso».
Un affare da molti milioni di euro. Il progetto della Snam è quello di raddoppiare la portata della rete Tirrenica, aprire un canale di approvvigionamento dai paesi nordafricani (Libia, Algeria, Tunisia) - emancipandosi così dai produttori dell'est europe - e costruire nel nord Italia un hub-gas da cui far partire le diramazioni per rifornire tutti i paesi nordeuropei. «Con un metanodotto già sovradimensionato per i nostri fabbisogni - spiegano ancora gli ambientalisti - l'Italia si candida ad essere un ponte tra l'Africa e l'Europa. Alla centrale di compressione di Sulmona lavorerà in joint-venture con la Snam la British Gas, consorella della Bp, quella dell'onda nera negli States». E come la Louisiana, anche l'Abruzzo sarà (di nuovo) terra per predatori.
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