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lunedì 9 maggio 2011

Abruzzo, Gasdotto “Rete adriatica” Snam: 687 km di rischio ambientale per centro-sud Italia



L’Aquila, 8 mag 2011 – Si è tenuto questa mattina il convegno nazionale “Gasdotto Rete adriatica Brindisi-Sulmona-L’Aquila-Foligno-Minerbio: perché sulla dorsale appenninica?”. Organizzato dal Comune dell’Aquila, e con il patrocinio di molti comuni delle regioni Abruzzo, Marche ed Umbria, l’incontro è stato introdotto dall’assessore comunale all’Ambiente, Alfredo Moroni, che è il coordinatore del Gruppo interregionale anti-gasdotto, e dal presidente delcomitato “No Tubo”, Aldo Cucchiarini.

L’oggetto del convegno è il gasdotto che andrà da Massafra (Ta) a Minerbio (Bo), portando il gas dalla Libia e dall'Algeria nel nord dell'Italia, e forse successivamente anche in altri Paesi europei, e percorrerà ben 687 chilometri sul crinale dell'Appennino. Meglio noto come “Rete Adriatica”, il progetto iniziale prevedeva il passaggio di questo gasdotto lungo la costa adriatica, sull'esempio di quello costruito lungo la sponda tirrenica, poi a seguito di “insuperabili criticità” riscontrate dalla Snam Rete Gas Spa – la società ideatrice del progetto insieme alla British Gas già dal 2005 – si è deciso di deviare il tubo sul crinale appenninico, generando contrarietà e preoccupate proteste delle comunità interessate. Motivo ne è la quasi coincidenza di un ampio tratto (quasi un quarto) del percorso con la zona a più forte rischio sismico, secondo le rilevazioni riportate nella Mappa del rischio sismicodell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.


Numerose le presenze ad affollare il convegno, sia di carattere istituzionale (compreso il vice prefetto, Rinaldo Pezzoli, a portare i saluti del prefetto,), che di cittadini e comitati cittadini che stanno protestando, a partire da Sulmona e dalla Valle Peligna. L’assessore Moroni annuncia il ricorso al Tar da parte degli enti locali e dei comitati civici, contro la realizzazione del progetto. L’assessore provinciali alle Politiche sociali e consigliere comunale, Luigi D’Eramo (La Destra), genera qualche protesta quando dice che «bisogna valutare anche eventuali benefici economici e dialogare a trecentosessanta gradi con chi vuole realizzare il progetto», pur sottolineando la propria contrarietà. Il presidente del comitato No Tubo, Cucchiarini, parla del progetto, della centrale di compressione gas prevista a circa tre chilometri daSulmona, e della realizzazione di dodici rigassificatori (su un totale di circa cinquanta a livello mondiale). Focalizza quindi sul cuore del problema:«sono interessati dal tracciato progettuale tutti i più importanti epicentri dei terremoti degli ultimi venticinque anni in Abruzzo, Marche ed Umbria. Anche i corsi d’acqua saranno stravolti: nella Valle Peligna sarà interessato il Sagittario, in Umbria il Savio sarebbe attraversato in ventidue punti. La Regione Umbria», aggiunge,«si è già pronunciata sull’impatto permanente che avrebbe il gasdotto sul paesaggio. La politica faccia la sua parte e anche l’Abruzzo alzi la voce. La Valutazione d’impatto (Via) è stata trattata come un semplice atto formale in risposta ad una questione sostanziale». Più avanti aggiungerà che la mancata informazione ai cittadini «è anche causa di indennizzi ridicoli per le servitù necessarie alle grandi opere».

Il dottor Maurizio Proietti, ricercatore dell’Isde Italia-Medici per l’ambiente, sottolinea l’impatto sulla salute delle centrali termoelettriche a gas, in termini di particolato e dei «meccanismi patogenetici che producono danno cardiovascolare da particolati. Sono le polveri più piccole quelle più pericolose». Il professor Alberto Pizzi, dell’Università di Chieti, parla del rischio sismico del progetto, sottolineando come il tracciato è immerso in zone appenniniche con maggiore rischio e più forte accelerazione sismica del suolo. Dopo di lui Erasmo Venosi, docente di fisica nucleare, ricorda come «la centrale di Fukushima era progettata per resistere ad un terremoto di massimo 7 gradi Richter e invece ne è avvenuto uno da 9. Nelle zone a rischio sismico rilevante bisogna sempre approfondire e valutare bene i rischi di opere così rilevanti». Inoltre sottolinea come «in Europa la capacità installata di rigassificatori eccede già oggi per il 50% il fabbisogno». Secondo Antonello Ciccozzi, ricercatore di antropologia culturale all’Università dell’Aquila, «grottesca ed inopportuna non è l’opera in sé ma la sua localizzazione: bisogna sensibilizzare i cittadini sui rischi». In chiusura degli interventi “tecnici”, Maria Cristina Cecchini, di Eurolex, «La Valutazione d’impatto ambientale in Italia prevede anche le alternative e la Snam non lo ha fatto. Solleveremo la questione anche presso la Corte europea di giustizia. I Comuni interessati da parte loro devono negare o togliere la compatibilità urbanistica di questo progetto».


Dopo gli interventi ci chiediamo dunque come sia possibile che un’impresa come la Snam non abbia preso in considerazione questi rischi e perché sia decisa comunque a procedere in questo modo. Risponde col suo intervento l’onorevole Giovanni Lolli (Pd): «Alla Snam gli costa meno, ecco perché lo vuole fare così, allora lo faccia passare in mare visto dal mare arriva, o lo sposti sul tracciato originale. E’ una follia fare passare il gasdotto in questo tracciato. Alla Camera abbiamo formulato delle interrogazioni a cui ancora non viene data risposta e allora stiamo preparando delle risoluzioni in commissione, per le quali sarà ascoltato anche il comitato». Il vicepresidente della Regione Abruzzo, Giovanni D’Amico(Pd), che ricorda come «il disegno di legge sulla “non sorpassabilità” delle competenze regionali, costituzionalmente previste, come quelle ambientali, rispetto a quelle del governo nazionale era stata approvata all’unanimità in commissione, (la seconda, Governo del territorio - Lavori pubblici - Ordinamento uffici e Enti locali, ndr) e il presidente Chiodi, invece, che tornasse ancora in commissione. Chiederò che torni in aula, per sapere se c’è la volontà di approvarla o stiamo solo perdendo tempo, come sembra». Secondo il senatore AlfonsoMascitelli (Idv) «Chiodi ha rinviato il disegno di legge perché vuole prendere tempo, come precursore di volontà negativa. D’altra parte, in Senato abbiamo presentato insieme al Pd ben tre interrogazioni senza avere risposta». Per il consigliere ed ex assessore regionale all’Ambiente, Franco Caramanico (Sel), «il nuovo federalismo demaniale va proprio nella direzione di maggiori autonomie e competenze delle regioni. La Regione, perciò, si muova». Tra gli ultimi ad esprimersi, il consigliere comunale di Pratola Peligna Luigi Pizzoferrato, secondo cui «serve una battaglia politica: questa dei pochi cittadini impegnatisi ha fatto il salto di qualità grazie al Comune dell’Aquila che ha preso le redini della questione»; Antonio Carrara, presidente della Comunità Montana Peligna, per il quale «la proposta di legge regionale dev’essere rapidamente approvata e portata anche negli altri consigli regionali delle regioni interessate, dalla Puglia all’Emiila, passando da Umbria e Marche».

di Paolo Della Ventura