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domenica 4 ottobre 2015

Campagna di mail bombing

Buongiorno a tutti,
è' il momento di fare qualcosa sul serio!
Occorre farci sentire da chi prende le decisioni, o rischiamo di venir soffocati dal silenzio di chi non ha mai sentito parlare delle nostre terre delle nostre case dei nostri bellissimi paesaggi Appenninici e della nostra salute e sicurezza.
Per questa ragione abbiamo organizzato  l'invio della mail di protesta in allegato.
Vi preghiamo di inviarla e farla inviare da tutti i vostri conoscenti. Diffondetela, fatela circolare  in tutti i modi possibili, spingete la popolazione ad inviarla, aiutateci poiché questi, malgrado 11 anni di lotta, stanno andando avanti senza sentir ragioni.
Grazie
Comitato No Tubo
 
 
 
Campagna di mail bombing contro il gasdotto Rete Adriatica.


Al Presidente della Repubblica,

al Presidente del Consiglio dei Ministri,

al Ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare,

al Ministro dello Sviluppo Economico,

al Ministro per i Beni e Attività Culturali e il Turismo,

al Presidente della Regione Abruzzo,

alla Presidente della Regione Umbria,

al Presidente della Regione Marche,



le zone dell’Appennino centrale, di elevato valore ambientale e paesaggistico e a forte rischio sismico, sono poste in pericolo dalla realizzazione in progetto del gasdotto “Rete Adriatica” da parte del Gruppo Snam.
Nonostante la presenza del gas naturale sia già diffusa, per mere ragioni speculative (aumento della portata per la vendita nel resto d’Europa), si vuole a tutti i costi raddoppiare la rete di trasporto del gas da Brindisi (Puglia) a Minerbio (Emilia-Romagna).
Il tratto appenninico dell’Italia centrale è quello dal peggiore impatto ambientale e sui contesti socio-economici locali, la sua realizzazione farebbe perdere l’attrattiva turistica a zone ricche di natura, arte e cultura senza dare alcuna reale utilità alle popolazioni interessate. Infatti, i consumi di gas naturale in Italia sono diminuiti negli ultimi anni.
Infine, si tratta delle zone fra quelle di maggiore rischio sismico del territorio nazionale e del Continente europeo. Nel tratto relativo all’Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche, su 28 località attraversate dal progetto di metanodotto, 14 sono classificate in zona sismica 1 e 14 in zona sismica 2. Anche la centrale di compressione, localizzata a Sulmona, ricade in zona sismica di primo grado.
Aveva ben compreso l’VIII Commissione permanente “Ambiente” della Camera dei Deputati che, con la risoluzione n. 7/00158 del 26 ottobre 2011, aveva impegnato il Governo alla radicale modifica del tracciato del gasdotto. Il Governo finora ha disatteso le indicazioni.
Proteste popolari, contestazioni da parte di tanti Enti locali, azioni legali di associazioni e comitati non smuovono finora gli intendimenti speculativi della compagine energetica, che, è bene ricordare, è di proprietà pubblica.
Come cittadino, mi appello a Voi, perché gli interessi alla tutela dell’ambiente, alla difesa delle economie locali, al patrimonio culturale siano tutelati e sia scongiurata la realizzazione di questa devastante e costosissima opera priva di senso e dannosa.


_____ firma _____




data _____________










 

giovedì 24 settembre 2015

Italia Nostra MArch - alla regione

Il Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR 2020.)

Strategie regionali per il raggiungimento degli obiettivi «burden sharing»

Contributo di sette Associazioni Ambientaliste Marchigiane 



Le associazioni ambientaliste marchigiane sottoscriventi apprezzano la campagna di ascolto posta in essere dal nuovo assessore all’Ambiente e all’Energia, Servizio Infrastrutture, Trasporti ed Energia della Regione Marche e, per la sua chiarezza, apprezzano anche il documento presentato a luglio u.s. dall’Assessorato.

Si prende atto della triplice strategia proposta per perseguire l’obiettivo del «burden sharing» basata su:
• Incremento della produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile;
• Incremento della produzione di energia termica da fonte rinnovabile;
• Riduzione dei consumi finali lordi di energia.

La nostra opinione, rispetto al documento, è che debba essere però spinto al massimo il risparmio energetico e questo è il fattore che, diminuendo prepotentemente, può già di per sé permettere di elevare il contributo previsto nel 2020 da parte della nostra regione al raggiungimento del burden sharing, modificando al denominatore il rapporto (FER E + FER C)/CFL.
Per raggiungere questo obiettivo condividiamo la possibile strategia da perseguire per la riduzione dei consumi per settore, indicata nel documento fornito:
“-trasporti, attraverso azioni volte a favorire la mobilità pubblica e la mobilità elettrica” e quindi politiche rivolte all’efficientamento dei trasporti pubblici locali, anche mediante sinergie tra trasporti ferroviari e autobus, alla riapertura dei tratti ferroviari dismessi, al rilancio dei tratti depotenziati e soprattutto meno strade;
--“terziario e domestico, attraverso la riqualificazione energetica degli edifici (con priorità per le ristrutturazioni rispetto alle nuove edificazioni e per gli edifici pubblici) e dell’illuminazione pubblica; in tali settori occorrerà, inoltre, incrementare lo standard di efficienza richiesto agli edifici ristrutturati, portandolo il più possibile vicino alle nuove edificazioni” e quindi priorità assoluta per le ristrutturazioni rispetto alle nuove edificazioni, riqualificazione energetica degli edifici sia pubblici che privati, efficientamento dell’illuminazione pubblica;
-industriale e agricolo, attraverso l’efficientamento dei locali e dei processi”.

Riteniamo importante che nei vari settori si finanzino le tecnologie più avanzate in continua evoluzione, quali ad esempio le tegole o coppi solari, le nuove forme degli impianti eolici, non più a pala, di dimensioni contenute e con impatti ambientali minimi.

Per quanto riguarda il potenziamento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, condividiamo alcune affermazioni contenute nel documento quali le seguenti:
* “La strategia potrebbe puntare a incentivare, nel settore terziario o/e industriale, esclusivamente impianti fotovoltaici integrati agli edifici – alle pensiline fotovoltaiche a copertura dei parcheggi, delle fermate degli autobus e delle aree di ricarica delle auto”
* La fonte «bioenergie ha una potenzialità di crescita più limitata e comunque legata ai piccoli o piccolissimi impianti a servizio dell’attività agricola e forestale e alla riconversione degli attuali impianti di trattamento della frazione organica di rifiuti e di fanghi di qualità da aerobico ad anaerobico”.
* Per la fonte idroelettrica, non essendoci più possibilità di espandere la grande derivazione, la potenzialità di sviluppo di tale fonte sarà, pertanto, limitata e si concentrerà sui piccoli impianti.
* Per la fonte eolica condividiamo la opportunità di “individuare una strategia sostitutiva”.

Per quanto riguarda il potenziamento della produzione di energia termica da fonti rinnovabili riteniamo che debba essere potenziato la produzione da fonti solare termico, da pompe di calore quali quelle che sfruttano la geotermia, dall’ idrotermia soprattutto per le località costiere ed il biometano. Le associazioni non sono favorevoli agli impianti a biomassa che provocherebbero il consumo del patrimonio boschivo regionale e l’utilizzo di processi di combustione perché inquinanti.
Per la fonte idroelettrica, che sarà limitata e si concentrerà sui piccoli impianti, le associazioni evidenziano la necessità di salvaguardare, anche mediante controlli efficienti, il Deflusso Minimo Vitale dei corsi d’acqua.
Ciò detto, a nostro parere, va redatto un regolamento di localizzazione che dovrebbe con chiarezza prevedere:
-il divieto di localizzare impianti di pannelli solari sui suoli agricoli, nei centri e negli edifici storici, al fine di salvaguardare sia la produzione agricola che il patrimonio storico, artistico, architettonico e ambientale;
-il divieto di localizzare impianti eolici nelle aree interne appenniniche/collinari della nostra regione perché esse sono di valore paesaggistico elevato e spesso oggetto di tutela specifica diretta ed indiretta in base all’art. 9 della Costituzione della Repubblica; questo rappresenta un valore assoluto, di interesse pubblico, ai fini della economia agricola, turistica e culturale del nostro sistema Paese.

Quindi le previsioni di larga massima indicate nel documento preliminare PEAR, dovranno essere modificate, se si vuol tenere conto del nostro contributo, con una ben maggiore riduzione dei consumi e la previsione di aumento con le tecnologie da noi indicate.

Infine, anche se l’argomento esula dal P.E.A.R., non possiamo non ribadire la assoluta contrarietà alle trivellazioni, previste dallo “Sblocca Italia”, sia in terra che nel mare Adriatico, così come a qualsiasi inceneritore di rifiuti previsto sul territorio marchigiano e al gasdotto Brindisi Minerbio che tocca pure alcuni comuni delle nostre Marche.
A tal fine chiediamo che il ricorso davanti alla Corte Costituzionale sia portato alle estreme conseguenze, contro l’esproprio dei diritti dei cittadini a decidere dell’assetto del proprio territorio.

Ancona, 24 settembre 2015

CAI Marche, Forum Paesaggio Marche, Italia Nostra Marche, La Lupus in Fabula, No Tubo Abruzzo Marche Umbria, Terra Mater, WWF Marche

sabato 19 settembre 2015

Il mostro ritorna all'attacco: Comunicato stampa 19-09

Comunicato Stampa 19/09/2015
Il gasdotto Brindisi-Minerbio a molti sembrava una cosa ormai tramontata, finita, di cui non era più necessario parlare. Dopo quasi dodici anni di lotta, centinaia di documenti prodotti, pronunciamenti contrari da parte di Comuni, Comunità Montane, Province, Regioni e persino Camera dei Deputati, (che ha impegnato il Governo a istituire un tavolo di lavoro allargato a tutte le parti per trovare un’ alternativa), parlare del problema del supergasdotto Brindisi Minerbio sui crinali e nei fiumi dell’Appennino sembrava ormai superfluo.
Invece, inaspettatamente, il Presidente della Regione Marche Ceriscioli e i suoi assessori, hanno dato una sterzata netta alla vicenda. Le Marche non solo non hanno dato il diniego all’accordo Stato - Regioni, ma non hanno neppure partecipato alla Conferenza dei Servizi, lasciando in solitudine l’Abruzzo. Di più: dopo la mancata partecipazione alla Conferenza, neppure nei trenta giorni successivi hanno prodotto il documento di contrarietà all’accordo con lo Stato. Non hanno fatto nulla. Come dire: ci sta bene, avanti coi lavori!
La giunta di Ceriscioli ha così disatteso gli impegni presi dalla Regione nelle due passate legislature (sempre in totale unanimità), ha malamente scaricato il consigliere Traversini (PD) che si era impegnato, a vario titolo, a seguire la questione nel decennio precedente, ha girato le spalle a Comitati, Associazioni, Movimenti e ha tradito molti dei Cittadini che con il loro voto li hanno messi lì ad amministrare.
Dietro questo atteggiamento di totale inerzia, - che ci appare quasi come una forma di disprezzo verso gli “amministrati”, (perlomeno quelli che da oltre un decennio si sono adoperati contro lo scempio incombente) - probabilmente si cela invece una mentalità da burocrati, da uomini di apparato, più attenti al parere dei potenti funzionari delle Pubbliche Amministrazioni che a quelli dei cittadini. Una mentalità che, in definitiva, tende a divergere da un atteggiamento autenticamente democratico.
Ma c’è di più. Una così plateale e diretta assunzione di responsabilità (a questo punto è come se ci fosse la firma di questa Giunta sul progetto di quello che consideriamo un vero ”Ecomostro”), nasconde verosimilmente anche un atteggiamento di sostanziale disinteresse, sui rischi, le devastazioni, le ricadute sociali e sull’immagine stessa che tale “opera” arrecherà ai territori interni e montani della Regione.
Ceriscioli, in campagna elettorale, ha battuto le piazze dell’entroterra promettendo attenzione ai problemi locali, dichiarando la propria disponibilità e invitando i Sindaci a farsi sentire. E’ stato persino descritto come “sensibile alle tematiche ambientali”. Eppure parlargli è risultato impossibile, cosa invece mai accaduta con i suoi predecessori. Probabilmente dipende dalla scarsa visibilità: le nubi che sempre circondano le cime dell’Olimpo celano gli dei alla vista dei mortali e viceversa; di lassù è difficile scorgere ed essere scorti.
Comitato No Tubo
GRIG
La Lupus in Fabula

domenica 23 agosto 2015



COMUNICATO STAMPA

NO ALLA REALIZZAZIONE DEL METANODOTTO BRINDISI MINERBIO
LA GIUNTA REGIONALE NEGHI L’INTESA CON IL GOVERNO

La Conferenza dei Servizi per il metanodotto Brindisi Minerbio ha avuto il suo epilogo il 6 agosto u.s., dopo undici anni di lotta tra la Snam ed alcuni ministeri da una parte, i cittadini e gli enti locali dall’altra, si è arrivati all’atto finale.
Il metanodotto lungo quasi 800 km. interessa nelle Marche 5 comuni tra i quali Apecchio, Mercatello sul Metauro, Borgo Pace in provincia di Pesaro. Si tratta nel suo complesso di un progetto devastante per l’ambiente appenninico ancora intatto e per l’altissimo rischio sismico che interessa le aree umbro-marchigiane e quelle abruzzesi in particolare. Inoltre nella zona appenninica il metanodotto verrebbe ad insistere pesantemente su un ambiente contraddistinto dalla presenza di frane attive, di terreni fragili, aree rocciose, pendenze pericolose, corsi d'acqua, flora e fauna selvatiche, nonché di pregevoli siti collegati alla rete europea Natura 2000. Basti ricordare l’esplosione del marzo scorso a Mutignano in provincia di Teramo o quella del 9 maggio a Roncade in provincia di Treviso dovute agli smottamenti causati dal maltempo. I danni apportati dalla realizzazione dell'infrastruttura sarebbero irreversibili, a partire da quelli derivanti dallo sbancamento di crinali e fondivalle e dalla costruzione, in aree fino ad oggi occupate da sentieri escursionistici o da vegetazione, di strade necessarie a portare sul posto i macchinari.
La Conferenza dei Servizi è stata anticipatamente convocata il 6 agosto u.s., disattendendo la data settembrina precedentemente concordata con le altre amministrazioni pubbliche partecipanti. A questa convocazione è risultata assente la Regione Marche che in questi anni ha prodotto atti politici sostanziali, contrari alla ”opera” e votati unanimemente da tutte le forze politiche a partire, ad esempio, dal parere negativo del Consiglio Regionale Marche (18-09-2007), del Consiglio Provinciale di Pesaro e Urbino (29-06-2007) e della Comunità montana del Catria e Nerone (15-03-2005 e 11-10-2007), dei comuni marchigiani. Risulta che la nuova Giunta Regionale del Presidente Ceriscioli fosse stata informata a dovere attraverso un intenso lavoro di pressing ed edotta che prima della loro elezione c’era stata una battaglia durata undici anni. A seguito di ciò era stato garantito che avrebbe fatto la propria parte ma ciò non è purtroppo avvenuto, provocando l’assenza il trasferimento della decisione al Governo Renzi che ha già fatto capire i propri intendimenti con lo “Sblocca Italia”.
Con questa assenza la Giunta Regionale Marche ha di fatto rinunciato a proseguire anni di lotte insieme ai comitati ed ai cittadini dei comuni interessati? Non ci vogliamo credere.
La Regione, che a questo punto si è assunta tutte le responsabilità inerenti l’annosa vicenda, ha ancora qualche giorno per esprimere, seppur in ritardo, il proprio parere.
Noi chiediamo, insieme ai sindaci dei comuni interessati, che la Regione Marche pur in extremis, neghi l’intesa col governo allineandosi all’Abruzzo e all’Umbria, affinchè ci sia un parere negativo delle tre regioni che qualcosa dovrà pur contare nei confronti del Governo.
E’ QUESTO QUEL CHE CHIEDIAMO alla Giunta Ceriscioli, augurandoci che non voglia vanificare un lungo e paziente lavoro di collaborazione tra Comitati di cittadini, Associazioni e Regione; un lavoro fatto di un continuo dialogo e poche polemiche, un lavoro costruttivo che aveva pochi precedenti ed aveva prodotto, fino ad oggi, i suoi esiti positivi.

Comitato No Tubo Abruzzo Marche Umbria, Forum Paesaggio Marche, Gruppo di Intervento Giuridico, Italia Nostra Marche, L’Onda Verde, Lupus in Fabula, Pro Natura Marche, Terra Mater, WWF Marche

Ancona, 22 agosto 2015