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sabato 18 febbraio 2012

LO STRANO CASO DELL'EMERGENZA GAS

Puntuale, con l'emergenza neve, è arrivata l'emergenza gas. Ma esiste davvero, per il nostro paese, un problema di approvvigionamenti o è essenzialmente una questione di gestione della risorsa gas? E soprattutto, dietro l'agitazione per l'emergenza, si nascondono altre finalità?
Ciò che non convince, in primo luogo, è il comportamento di Gazprom, il colosso energetico russo, che nei giorni scorsi ha ridotto le proprie forniture di gas ai paesi europei in percentuali che arrivano fino al 30%.
La Russia ha fatto troppi contratti che ora non riesce ad onorare? Strano, per una nazione che vanta enormi giacimenti di gas e che ha in progetto la realizzazione del mega gasdotto South Stream che dovrebbe portare in Europa ben 63 miliardi di metri cubi di gas l'anno.
L'occasione è ghiotta e il generale inverno dà un aiuto a Gazprom per ricordare agli europei che il principale rubinetto del gas, dall'Est, è nelle sue mani. La Russia ha tutto l'interesse a creare allarme, ed infatti Putin ne ha subito approfittato per attaccare l'Europa ("sarebbe da ricordare adesso chi rallentava la costruzione di North Stream") e, naturalmente, per spingere sulla realizzazione di South Stream (che vede la partecipazione dell'Eni al 20% e del quale un braccio dovrebbe approdare in Italia, ad Otranto). In ogni caso, il 6 febbraio scorso, la portavoce del Commissario UE all'Energia, Guenther Oettinger, ha dichiarato : "Non c'è alcuna emergenza gas in Europa".

 Veniamo all'Italia. Il nostro paese ha un'ottima diversificazione degli approvvigionamenti di gas: l'85-90 %  viaggia in gasdotti che arrivano dal nord Europa (Olanda e Norvegia), dall'Est (Russia) e dall'Africa (Algeria e Libia). Inoltre sono operativi due rigassificatori  (Rovigo e Panigaglia) che danno circa il 15% del gas consumato in Italia.
Questa diversificazione  consente al nostro paese di superare agevolmente le situazioni di crisi. Come quando ci furono temporanee interruzioni a causa della guerra in Libia o a causa di una frana in Svizzera. Ma allora non si parlò di emergenza. Certo, ora siamo in inverno e la possibile carenza di gas fa molta più presa sull'opinione pubblica. Eppure, nonostante l'eccezionalità degli eventi meteorologici di questi giorni, i picchi di consumo sono molto simili a quelli del dicembre 2010 quando toccarono i 459 milioni di metri cubi al giorno.
Il vero problema, per l'Italia, non è una insufficienza delle infrastrutture ma, al contrario, le anomalie e le disfunzioni prodotte dalla gestione monopolistica di Eni e Snam. I consumi di gas, nel nostro paese, non hanno mai superato gli 85 miliardi di metri cubi l'anno, mentre le infrastrutture esistenti (metanodotti e rigassificatori) hanno una capacità di importazione ben superiore : 107 miliardi.
Non sono, perciò, gli impianti che mancano. E' che, spesso, nei tubi non passa gas a sufficienza. Perché? Una denuncia precisa, nei mesi scorsi, è arrivata da Confindustria Ceramica : "In Italia c'è pochissima liquidità sul mercato del gas,  ma non perché non ne arrivi abbastanza. Le forniture correnti abbondano rispetto alla domanda che è calata per le note difficoltà dell'industria. La vera ragione è che la capacità di importazione è sottoutilizzata dall'Eni, che la sfrutta solo al 60% e non consente ad altri di far passare il proprio gas nelle infrastrutture inutilizzate" ( Sole 24 ore del 14.9.11). Ciò ci aiuta a capire perché, da noi, la bolletta del gas è più alta rispetto agli altri paesi europei. Intanto, i consumi continuano a scendere. Nel 2010 non hanno raggiunto gli 83 miliardi di metri cubi, mentre nel 2011 si sono fermati a circa 78 miliardi (Sole 24 Ore 07 Febbraio 2012). E per il futuro? Afferma Matteo Verda, ricercatore dell'Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano e autore del libro "Una politica a tutto gas": "Qualche tempo fa Leonardo Bellodi dell'Eni, in un'audizione al Senato ha detto che in Italia non si stima un ritorno dei consumi ai picchi del 2005 prima del 2020" ( Panorama.it 8.2.12).

A cosa servono, allora, i 4 nuovi metanodotti che dovrebbero giungere in Italia dall'Africa e dall'Est Europa e gli oltre 10 rigassificatori progettati, dei quali 3 in dirittura d'arrivo? L'obiettivo è dichiarato con enfasi nelle pagine di pubblicità che Snam compra sui maggiori quotidiani italiani : "diventare l'hub europeo del gas".In parole povere, il gas che arriverà attraverso le nuove infrastrutture sarà rivenduto ai paesi del centro Europa. Il che spiega molto bene a cosa dovrebbe servire il nuovo mega gasdotto Brindisi- Minerbio di 687 Km, destinato a sconvolgere l'Appennino. Ciò che non quadra è perché un'operazione puramente commerciale, che ha per scopo quello di portare enormi profitti nelle casse della Snam, debba essere pagata dai nostri territori e dalle nostre popolazioni in termini di rischi e costi elevatissimi per la salute, la sicurezza, l'ambiente e le economie locali.
Come per tutte le emergenze anche quella relativa al gas è soprattutto un problema di previsione e di organizzazione. Proprio per situazioni come quella dei giorni scorsi esistono gli stoccaggi che, in Italia, sono pari a circa 15 miliardi di metri cubi di gas, di cui 5 strategici.
La prima incongruenza che balza agli occhi è che anche qui esiste una situazione di monopolio: infatti il 97% degli stoccaggi appartiene a Stogit, società del gruppo Snam che così, anche in questo settore, come per l'import e la distribuzione, fa sostanzialmente il bello e cattivo tempo.
"Riteniamo che le riserve disponibili e il quadro complessivo di utilizzo delle risorse del sistema gas rendessero possibili altri modi per affrontare questa emergenza climatica" ha dichiarato Paolo Culicchi, presidente del consorzio industriale Gas Intensive; mentre Massimo Mucchetti (Corriere della Sera dell'8.2.12) ha osservato : "se scatta un'emergenza a fine stagione, con stoccaggi già sfruttati, la reazione diventa difficile" e ricorda come per anni "la Stogit ha redistribuito gli utili alla casa madre senza investire". "In Italia esiste un problema serio di logistica: il gas c'è ma non riusciamo a distribuirlo in modo corretto ed efficiente quando ci sono picchi di richieste come quelli di questi giorni" ha dichiarato (Panorama.it 8.2.12) Alberto Bitetto, titolare di Ital Gas Storage, che è in procinto di realizzare un grande sito di stoccaggio in provincia di Lodi.

In definitiva, la questione centrale non è la carenza di gas ma piuttosto la gestione del sistema gas nel nostro paese. Un sistema che muove interessi talmente giganteschi da farci legittimamente chiedere quanto dell'emergenza di questi giorni è reale e quanto è invece abilmente pilotato per raggiungere scopi non apertamente dichiarabili.
Il metano ti dà una mano, diceva una pubblicità di tanti anni fa: così la mano la dà, ma non ai cittadini bensì a chi intende continuare a mantenere, a livello internazionale e nel nostro paese, posizioni di assoluto dominio.



Comitato No Tubo-Gruppo d’intervento giuridico

lunedì 6 febbraio 2012

Emergenza gas, a chi giova speculare sul grande gelo europeo

Il Fatto Quotidiano di oggi 06 Febbraio 2011

L’Europa è nella morsa del gelo e la Russia non riesce a far fronte alla domanda crescente di gas per il riscaldamento. Per questo l’Italia stacca la spina alle aziende che hanno contratti di gas di tipo interrompibile. Loro pagano una bolletta ridotta, ma sono consapevoli che possa accadere di ricevere meno gas del necessario. Nessuna riduzione per i condomini, assicura Corrado Passera.

Torniamo per un attimo in Russia, sabato 4 febbraio. In tutto il Paese, malgrado il gelo si svolgono manifestazioni di piazza. A Mosca, con meno 20°C, ci sono 40mila contro e 140 mila pro-Putin. “Non abbiamo paura del freddo”, scandiscono i manifestanti. Sono sicuri che quando torneranno nelle loro case dentro ci saranno 23 gradi. Ovviamente sopra lo zero.

La Tv fa vedere tutte e due le manifestazioni. E anche la riunione del premier Vladimir Putin con il suo vice per l’energia – il potente Igor Sechin – e i vertici di Gazprom. Manca il capo, Alexey Miller (probabilmente ammalato), ma sono presenti i suoi due vice, Alexander Medvedev eAndrey Kruglov.

Sul tavolo, emergenza freddo e forniture di gas a russi e clienti esteri. “Per il momento Gazprom non può fornire i volumi supplementari che i nostri partner dell’Europa occidentale ci chiedono”, ha dichiarato Kruglov. “Nei giorni scorsi si è verificato un calo del 10% delle forniture, ma i volumi forniti sono ora ritornati ai livelli normali”. A Gazprom lo stesso primo ministro Vladimir Putin ha chiesto di “fare tutti gli sforzi per soddisfare le necessità dei nostri partner stranieri”, pur ricordando che “l’obiettivo principale della compagnia deve essere di rispondere ai bisogni interni della Russia”.

Una mossa naturale, e non solo pre-elettorale, visto che ci sono zone della Russia dove le temperature sono scese a -50. Alla domanda di Putin – perché l’Europa non compra il gas mancante sul mercato spot – Alexander Medvedev ha ribadito che il “mercato spot è piuttosto virtuale, esiste solo quando non serve tanto gas, e quando serve non riesce a soddisfare le esigenze”. Ciò permette a Putin di attaccare l’Europa (“sarebbe da ricordare adesso chi rallentava la costruzione di North Stream”), e confermare la necessità di nuovi gasdotti, come la seconda linea di North Stream e di South Stream.

Nonostante le rassicurazioni di Putin, le agenzie di stampa di mezza Europa sono andate in tilt. I Tg europei e italiani aprono con i titoli “Putin riduce le forniture gas all’Europa”. E oggi, a rincarare la dose ci si è messo anche Paolo Scaroni. “Siamo in emergenza e abbiamo reagito all’emergenza aumentando le importazioni di gas dall’Algeria e dal nord Europa attraverso la Svizzera. Quindi non abbiamo problemi fino a mercoledì”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Eni. “Ma da giovedì ci attendiamo un’altra ondata di freddo, e non sappiamo come si comporterà Gazprom”.

Ma siamo veramente in emergenza?

Dai numeri, non sembrerebbe. Al momento il quadro degli stoccaggi vede un utilizzo arrivato al 60% circa del totale del working gas, con una rimanenza di circa 4 miliardi di metri cubi cui si aggiungono i 5 miliardi di metri cubi di strategico. Nei tempi peggiori della guerra del gas russo-ucraina, siamo arrivati a prosciugare gli stoccaggi (non strategici). Se facciamo il calcolo della mancanza di rifornimenti, glissata anche dalla commissione europea, arriviamo a piena primavera. Anche Antonio Urbano, amministratore delegato di Puraction, concorda: “Capita periodicamente che quando fa freddo ci siano problemi temporanei di rifornimento di gas. Questo si supera normalmente sfruttando le flessibilità dei tubi dall’Algeria e dalla Libia e ricorrendo a gas in stoccaggio (in questo periodo più disponibile del solito grazie all’inverno fin qui caldo). Quando serve si sfruttano i contratti interrompibili di consumatori industriali, che già ricevono un compenso per aver fornito questa loro disponibilità a fare da cuscinetto. Pur tuttavia ogni volta che ci sono questi problemi si mettono le mani avanti per richiamare l’interesse politico e dell’opinione pubblica sulla necessità di nuove infrastrutture di trasporto (South Stream, rigassificatori) o sulla importanza e strategicità delle strutture esistenti.”

Ma sembra che con il freddo anche i rigassificatori non funzionino bene. Ad esempio, quello di Rovigo va solo al 20%. L’unica soluzione reale è avere più stoccaggi, e pomparli con il gas a buon prezzo d’estate, per usarle nelle emergenze invernali.

Facile dire che il freddo conviene a Putin. In questo modo Gazprom vende più gas all’Europa e si arricchisce di più. Non esattamente. Gazprom vorrebbe vendere più gas all’Europa, sarebbe il suo sogno prima di portare il gas in Cina, ma con contratti stabili, definiti, senza emergenza, quello che fa di solito. E Paolo Scaroni immagina come si comporterà Gazprom giovedì. Solo che ci sono in corso negoziazioni di contratti con il monopolista russo (e non solo di Eni, ma anche di altri operatori europei), e un po’ di rumore intorno non guasta.

Da ricordare, nella prima guerra di gas, nel 2006, quando i rubinetti del gasdotto russo-ucraino sono stati semplicemente chiusi, che anche alcune aziende italiane avevano guadagnato vendendo l’elettricità prodotta dal gas (mancante) e rivendendola a prezzi alti ai paesi vicini.

di Mauro Meggiolaro e Evgeny Utkin, economista ed esperto d’energia

Sistema italiano solido, 4 miliardi di metri cubi di scorte'

Costruire un Gasdotto in zona sismica: l'indignazione del FAI Umbria

Si snoderà lungo le depressioni tettoniche della dorsale appenninica correndo in parallelo o attraversando diverse faglie attive e coinvolgendo molti comuni già colpiti da disastrosi terremoti. Porterà guadagni alla Snam e profitti ai privati mentre i costi ambientali ed economici li sopporteranno le comunità dell’Appennino.

La Snam Rete Gas Spa ha presentato nel 2004 un progetto che prevede la realizzazione di un metanodotto denominato “Rete Adriatica” della lunghezza complessiva di 687 km che si snoderà da Massafra (Taranto) fino a Minerbio (Bologna) attraversando dieci regioni, tre parchi nazionali, uno regionale e oltre venti siti di rilevanza comunitaria. Porterà in Italia il gas proveniente da Algeria e Libia.

Il tratto che interessa la nostra regione è quello compreso tra Foligno e Sestino per una lunghezza di 113,7 km ed è attualmente in fase autorizzativa. Attraverserà molti comuni umbri e marchigiani della fascia appenninica: Foligno, Nocera Umbra, Gualdo Tadino, Gubbio, Pietralunga, Città di Castello, Apecchio, Mercatello sul Metauro e Borgo Pace.

Il condotto avrà 1200 mm di diametro, verrà interrato a 5 m di profondità e dovrà avere una servitù di pertinenza di 40 m (20 per lato). Ciò significa che gli alberi che saranno abbattuti non verranno ripiantati e che la zona disboscata per permettere l’interramento e la successiva manutenzione del gasdotto avrà una larghezza di 40 m lungo l’intero tracciato.

Le direttive comunitarie prescrivono, per progetti di tale portata, l’obbligo di una valutazione di impatto ambientale (VIA) di tipo complessivo (valutazione ambientale strategica VAS), che tenga conto quindi dell’effetto cumulativo dei progetti frazionati.

La Snam Rete Gas ha diviso il progetto in cinque tronconi presentando cinque Via parziali anziché richiedere un unico procedimento di valutazione ambientale per l’intero tracciato.

La Commissione Tecnica di verifica dell’impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio ha espresso parere favorevole (decreto VIA del 7.3.2011) riguardo alla compatibilità ambientale del tratto di metanodotto Sulmona-Foligno che ci riguarda direttamente.

Nello stesso parere, in evidente contraddizione, tale Commissione rileva come l’opera attraverserebbe territori ad elevata pericolosità sismica sia dal punto di vista della frequenza di eventi che dei valori della magnitudo. Il metanodotto, infatti, si snoderà lungo le depressioni tettoniche della dorsale appenninica correndo in parallelo o attraversando diverse faglie attive e coinvolgendo molti comuni già colpiti da disastrosi terremoti.

Il gasdotto porterà guadagni alla Snam e profitti ai privati mentre i costi ambientali ed economici li sopporteranno le comunità dell’Appennino. La British Gas si occuperà della distribuzione del metano senza, quindi, alcuna apparente ricaduta per l’economia del Paese.

Come corollario possiamo aggiungere che attualmente il fabbisogno di gas in Italia - dai dati pervenutici - è di circa 85 miliardi di metri cubi l’anno, le infrastrutture esistenti hanno una capacità di 107 miliardi di metri cubi annui.

Sappiamo che diverse amministrazioni pubbliche coinvolte hanno espresso parere contrario a detto intervento e, in tal senso, si sono espressi la Provincia di Perugia unitamente ad alcuni politici umbri.

Ci chiediamo perché non sia stato preso in considerazione un tracciato alternativo (ad esempio l’interramento lungo la costa adriatica) probabilmente più costoso ma con minori rischi e di minore impatto ambientale.

E’ possibile che ancora oggi politiche speculative non tengano conto del rischio sismico di territori nonostante i numerosi e recenti episodi? E’ accettabile che non vi sia una valutazione complessiva di un progetto che inciderà violentemente sul territorio nazionale?

Il Fondo Ambiente Italiano esprime il suo dissenso rispetto a tale progetto così come formulato ed alla procedura seguita per la sua approvazione, invitando gli Enti competenti a non autorizzarlo nella comune ottica di tutela della sicurezza dei cittadini e di salvaguardia dell’ambiente.


Nives Tei Coaccioli - Fai Umbria