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mercoledì 15 giugno 2011

GASDOTTO SNAM: “LA REGIONE UMBRIA HA DATO PARERE FAVOREVOLE CON RISERVA” - L'ASSESSORE ROMETTI RISPONDE A GORACCI CHE DEFINISCE L'OPERA

L'assessore regionale all'Ambiente, Silvano Rometti ha risposto ad una
interrogazione di Orfeo Goracci (Prc-Fed.sin.) relativa alla compatibilità
ambientale del tratto Foligno-Sestino relativamente al passaggio del gasdotto
Snam, denominato 'Rete Adriatica'. Sull'auspicio di Goracci di un ricorso in
sede amministrativa della Regione, Rometti ha risposto che la Giunta
regionale “si è riservata di esprimere il proprio definitivo parere in
sede di Conferenza Stato-Regioni in raccordo e in presenza di quelle che
saranno le posizioni delle altre Regioni interessate al passaggio
dell'infrastruttura: Emilia Romagna, Marche e Toscana che tuttavia hanno già
espresso parere favorevole”. In sede di replica, Goracci, nel rimarcare la
totale inutilità dell'opera” ha definito “scioccante” la posizione
della Giunta.

(Acs) Perugia, 14 giugno 2011 - “La Giunta regionale, dopo aver esaminato
il progetto del Gasdotto Snam si è riservata, in sede di Conferenza
Stato-Regioni, ultimo passaggio per l'autorizzazione del progetto nella sua
completezza, di esprimere un proprio parere, anche in raccordo e in presenza
di quelle che saranno le posizioni delle altre Regioni, Emilia Romagna,
Marche e Toscana che tuttavia hanno già espresso parere favorevole”. Sono
le parole con cui l'assessore regionale Silvano Rometti ha risposto ad una
interrogazione di Orfeo Goracci (Prc-Fed.sin.) con la quale chiedeva
all'Esecutivo di Palazzo Donini gli intendimenti e le iniziative “che
intende intraprendere, compresa la possibilità di ricorso in sede
amministrativa per sospendere il procedimento almeno fino al pronunciamento
della Commissione europea”. Per Goracci, questo progetto del gasdotto,
denominato 'Rete adriatica', “massacra il territorio, soprattutto dell'Alta
Umbria ed è senza benefici. Oltretutto attraversa territori come quelli di
Abruzzo, Umbria e Marche che in questi ultimi decenni hanno manifestato gravi
problemi idrogeologici e sismici”.
Rometti ha spiegato che il metanodotto “è parte di un sistema ben più
complesso denominato 'Rete adriatica' ed è composto da cinque tronchi per
un’estensione di circa 700 chilometri. Gli obiettivi sono quelli di
aumentare i volumi di gas che l’Italia può trasmettere all’interno del
Paese dai punti di approvvigionamento del sud, diversificare i corridoi
attraverso cui il metano viene distribuito all’interno del nostro Paese e
dare una garanzia certa di approvvigionamento con una rete adeguata. Si
tratta di una condotta di 1 metro e 20 centimetri di diametro, completamente
interrata. Il corridoio (18 metri di larghezza) realizzato per la posa in
opera del metanodotto verrà rinaturalizzato attraverso convenzioni con ditte
che si impegnano a seguire la manutenzione della rinaturazione del tragitto.
I proprietari dei terreni avranno un indennizzo di circa 30 euro a metro
quadrato per la servitù di passaggio dell'opera. L’Umbria, dei cinque
tronchi previsti, è interessata da due: Sulmona-Foligno, a sud, che
attraversa il comune di Foligno e, di fatto i comuni della Valnerina e
Foligno–Sestino, che attraversa i comuni di Nocera Umbra, Gualdo Tadino,
Pietralunga e Città di Castello. L'istruttoria – ha rimarcato Rometti –
ha riguardato la precedente legislatura. La Regione, in un confronto continuo
con i Comuni interessati all’attraversamento, ha recepito le loro
osservazioni e ha chiesto alla Snam di aggiustare il percorso, di prevedere
interventi di mitigazione ambientale. Nel 2009, la Regione Umbria, con una
determinazione dirigenziale, ha espresso valutazione favorevole di
compatibilità ambientale tenendo conto di tutte le prescrizioni concordate
precedentemente con i Comuni”.
Particolarmente critico il commento, in replica, di Goracci che ha
sottolineato la sua insoddisfazione rispetto alla risposta, definita
“preoccupante” di Rometti. Ricordando all'assessore che “la Provincia
di Perugia e il Comune di Gubbio hanno attivato la procedura del ricorso”,
l'esponente di Rifondazione comunista ha ribadito “la totale inutilità
dell'opera” e rimarcato che “se questa deve essere la posizione del
'Cuore verde d’Italia', ci troviamo di fronte ad un dato scioccante che non
condivido e che cercherò di contrastare”. RED/as

mercoledì 1 giugno 2011

TERRITORIO CALPESTATO E TRADITO I Ministeri Ambiente e Beni Culturali approvano il tracciato del “Gasdotto dei terremoti”

il 7 marzo scorso i ministri Prestigiacomo (Ambiente) e Bondi (Beni culturali) hanno firmato il decreto che dà il via libera al metanodotto Sulmona-Foligno e alla centrale di compressione nella città di Sulmona (zona sismica A, massimo rischio). Lo stesso ministro Prestigiacomo e il ministro Galan (successore di Bondi ai Beni Culturali), proseguendo nell’ammirevole, ma discutibile, linea di coerenza, hanno firmato il 16 maggio l’autorizzazione a procedere anche per l’ultimo tratto: Foligno Sestino.

A questo punto la Snam ha ricevuto l’ok, dal governo centrale, per l’intero percorso del gasdotto da Brindisi a Minerbio, ed è quindi autorizzata ad attraversare gli Appennini, alla faccia ed in barba all’opposizione delle sue popolazioni, con una ‘pista’ (autostrada) di 28 metri che sarà un disastro annunciato per territori rimasti ambientalmente e paesaggisticamente intatti, ma inserirà una infrastruttura per il trasporto del gas all’interno del corridoio italiano a maggior rischio sismico.

Dei 30 comuni attraversati nel tratto appenninico centrale, 15 sono in zona sismica A e 15 B, di meglio non si poteva fare per intercettare e sovrapporsi al sistema di faglie attive che anche recentemente hanno ‘dimostrato’ catastroficamente quanto sono tali! Un esempio per tutti: il comune di Aquila sara’ percorso per 20 km!

Ricordiamo che si parla di un tubo di mt 1,20 all’interno del quale viaggerà metano compresso alla pressione di 75 bar. Il catastrofico terremoto in Giappone, paese all’avanguardia sul piano tecnologico, dimostra quanto sia illusoria la convinzione dell’uomo di poter dominare la natura e che, sarebbe sempre doverosa l’applicazione del principio di precauzione. Studi approfonditi e legislazione internazionale, dimostrano che nessun manufatto umano puo’ resistere a sollecitazioni come quelle che hanno caratterizzato i piu’ recenti sismi di Aquilla, Pizzoli, Barrete, Sellano, Norcia, Colfiorito...... (Enzo Boschi Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia parla di estrema attenzione e cautela negli interventi che interessano queste aree).

Per noi (Comitati, Associazioni, ppopolazioni, istituzioni locali), la battaglia non è finita: l’iter autorizzativo si concluderà solo con il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dopo l’acquisizione dele intese Stato-Regione.

Le Regioni Umbria e Marche e le Istituzioni locali che sino a oggi hanno lavorato assieme ai Comitati e alle Associazioni, devono esercitare, ora piu’ che mai, fino in fondo il ruolo di difesa dei cittadini e dei loro territori, con tutti i mezzi disponibili. Oltre alla mobilitazione ed al presidio dei territori minacciati dallo scellerato progetto, assumono assoluta priorità due azioni:
- impugnare il decreto, da parte delle Amministrazioni locali, davanti al T.A.R. (in Abruzzo e’ gia’ in corso da parte dei Comuni dell’Aquila e di Sulmona e di alcune associazioni)
- approvare anche in Umbria e nelle Marche una legge regionale (sulla stessa linea di quella in corso di approvazione in Abruzzo) sull’incompatibilità di opere come i grandi metanodotti e le aree a elevata sismicità.


In questa battaglia civile in difesa della democrazia calpestata e contro il disprezzo ambientale, noi cittadini, comitati ed associazioni impegnati in questa estenuante battaglia contro l’arroganza del governo centrale e della SNAM stiamo predisponendo il ricorso al T.A.R., auspicando che venga ripristinato il diritto negato alla qualità della vita della gente d’Appennino, ai Beni Comuni e alla nostra storia.
Ne noi, ne le nostre terre siamo territorio di conquista delle multinazionali. Qui siamo abituati a convivere con una terra ‘ballerina’, ma la amiamo lo stesso, non vogliamo che venga devastata.

E’ nostro dovere, come comitati, associazioni, donne e uomini dell’Appennino, denunciare questo scandaloso iter approvativo del tracciato, invitando e sostenendo le istituzioni locali a proseguire nella tutela dell’ambiente e delle popolazioni, e sollecitando le popolazioni alla vigilanza, al presidio, alla mobilitazione.


Gruppo d'Intervento Giuridico onlus dott. Stefano Deliperi

p. Comitato No Tubo Matteo Ottaviani

giovedì 19 maggio 2011