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domenica 15 maggio 2011

Interpellanza urgente

ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO REGIONALE REGIONE ABRUZZO

Oggetto: Improrogabilità di precise deliberazioni a livello regionale in merito al Gasdotto e centrale turbogas “Snam Rete Gas SpA”

Il sottoscritto consigliere regionale di Alleanza Per L’Italia Gino Milano:

Premesso che
la Commissione consiliare Lavori pubblici ha votato all'unanimità, nella seduta del 3 marzo 2011, il Progetto di Legge: “Integrazione alla L.R. 18 dicembre 2009, n. 32 avente ad oggetto: Provvedimenti urgenti a tutela del territorio regionale”, volto ad impedire la realizzazione del metanodotto della Snam nella zona altamente sismica della Valle Peligna, integrando la legge regionale 32 del 2009 con la previsione della “incompatibilità della localizzazione e realizzazione di oleodotti e gasdotti che abbiano diametro superiore o uguale a 800 millimetri e lunghezza superiore a 40 chilometri e degli impianti termoelettrici di compressione a gas naturale connessi agli stessi, nelle zone a massimo rischio sismico, aree protette, aree a vincolo idrogeologico”;

il progetto di legge impone che la realizzazione dell'opera venga fatta d'intesa con la Regione Abruzzo, come avvenuto per le nuove concessioni petrolifere;

il 22 marzo 2011 il Consiglio regionale ha bloccato l'iter di approvazione del progetto di legge che impedisce il passaggio in Abruzzo del metanodotto, rinviandolo in commissione consiliare, come richiesto dal presidente della Giunta Gianni Chiodi, nonostante la contrarietà di numerosi sindaci e della popolazione residente;

Considerato che
il nuovo federalismo demaniale introdotto con il Decreto Legislativo 20 maggio 2010, n. 85 recante Attribuzione a comuni, province, città metropolitane e regioni di un loro patrimonio, ai sensi dell'art. 19 della HYPERLINK "http://www.altalex.com/index.php?idnot=42789" Legge 5 maggio 2009, n. 42 attribuisce maggiori autonomie e competenze nella gestione del territorio, le cui risorse, escluse quelle di interesse interregionale, sono passate direttamente sotto il controllo di Regioni, Province e Comuni;

vari enti territoriali hanno espresso il loro parere in merito all’opera infrastrutturale definita “Rete Adriatica” e spesso si tratta di parere negativo, come nel caso del Consiglio regionale delle Marche, che, con mozione del 18 settembre 2007 n. 200 ha espresso, con voto unanime, la sua contrarietà sull’opera;

la Commissione tutela e valorizzazione dell’ambiente della Provincia de L’Aquila ha dato parere negativo con deliberazione 8 febbraio 2010;

la Provincia de L'Aquila ha espresso in merito parere negativo con deliberazione consiliare approvata all'unanimità il 10 febbraio 2010;

la Comunità montana peligna, nel cui territorio è ricompreso il tratto che interessa i comuni di Corfinio, Pratola Peligna, Pacentro e Roccacasale, ha formalizzato un voto negativo con deliberazione della giunta esecutiva del 25 febbraio 2010;

il Comune di Sulmona, interessato sia dal metanodotto sia dalla centrale di compressione turbogas, ha espresso più volte parere contrario con voto unanime del Consiglio comunale il 23 febbraio 2009, il 16 luglio 2009 e il 1° marzo 2010;

Rilevato che
il 7 marzo 2011 il Ministero dell’ambiente ha decretato, di concerto con il Ministro per i beni e le attività culturali, la compatibilità ambientale del progetto “Metanodotto Sulmona-Foligno e Centrale di compressione di Sulmona”, soltanto dopo aver effettuato costose, numerose e complesse indagini tecnico-valuatative (adempimento di 46 tra prescrizioni e disposizioni della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale VIA e VAS nonché specifiche direttive del Ministero per i beni culturali);

appare del tutto inspiegabile la circostanza che il gasdotto “Rete Adriatica”, progettato dalla Snam Rete Gas SpA, al fine di realizzare il raddoppio delle infrastrutture di trasporto gas lungo il versante adriatico del territorio nazionale, in analogia con quanto realizzato lungo il versante tirrenico della penisola (dove corrono parallelamente due infrastrutture di trasporto gas), all'altezza di Biccari (Foggia), veda dirottato il tracciato del gasdotto verso l’interno, lungo la dorsale appenninica, adducendosi a giustificazione presunte e non meglio dimostrate “insuperabili criticità” sotto l’aspetto tecnico;

tra le criticità prese in esame non figura affatto il rischio sismico, sicuramente molto più elevato lungo l’Appennino che sulla costa adriatica;

optando per la dorsale appenninica il tracciato si scontra invece con criticità non esistenti lungo il versante adriatico quali la presenza di aree boschive e numerose aree protette;

anche per quanto riguarda il rischio idrogeologico, diffuse sono le criticità presenti lungo la dorsale appenninica interessata dal tracciato;

la mancanza di una Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del metanodotto nel suo complesso quale “piano” o “programma” ai sensi della direttiva 42/2001/CE, ovvero ad un unico procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) come previsto delle direttive 85/337/CEE e n. 97/11/CE in quanto “opera” unitaria, suscettibile di avere effetti sensibili sull’ambiente ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, urge ancor di più alla Regione Abruzzo una tempestiva valutazione propria di carattere politico e programmatico circa la compatibilità e l’utilità di una tale opera, ricorrendo agli strumenti urbanistici vigenti sul territorio;

Rilevato infine che
recenti studi sulla centrale di compressione prevista a Sulmona, che dovrebbe ricomprimere il gas per essere poi dirottato verso Nord, con un potenziamento della produzione attuale di 7 volte, evidenziano notevoli pericoli per la salute dei cittadini;

ricercatori dell’ISDE (Ass. Medici per l’Ambiente) denunciano rischi per la salute umana molto concreti a causa delle polveri sottili generate dalle centrali turbogas, in quanto le stesse provocherebbero danni cardiocircolatori connessi all’innesco dell’attività trombotica mentre il particolato sospeso determinerebbe un mutamento del genoma di natura trasmissibile;

a giudizio unanime del mondo scientifico ed accademico, il tracciato del gasdotto e la zona di insediamento della centrale di compressione si va ad ubicare in settori in cui esiste già una sismicità molto alta per l’insistenza di faglie attive;

il decreto legislativo n. 152 del 2006, così come modificato dal decreto legislativo n. 4 del 2008, prevede, all’art. 10, comma 3, che la VIA comprenda la procedura di valutazione di incidenza, una procedura, che, ai sensi e per gli effetti del decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997 così come integrato e modificato dal decreto del Presidente della Repubblica n. 120 del 2003, art. 5, comma 7, deve essere effettuata “sentito” il parere dell’ente gestore dell’area protetta di carattere nazionale, e che in proposito, non si è a conoscenza del rilascio di pareri formulati da parte di enti gestori abruzzesi di aree protette di carattere nazionale;

Tutto ciò premesso
INTERPELLA

Il Presidente della Giunta Regionale, l’Assessore competente e l’intera Giunta per sapere:
se intendano ancora perpetuare una non più tollerabile situazione di stallo, immobilismo e poco decorosa ambiguità per l’istituzione regionale, eludendo la responsabilità incombente in ordine alla problematica esposta ed evitando di adempiere al dovere di fare chiarezza, affermando se il governo regionale è politicamente favorevole o meno alla realizzazione dell’opera e in particolare della costruzione della centrale di compressione nel territorio sulmonese, anche alla luce delle recenti comunicazioni preoccupate del mondo scientifico ed accademico in merito ai conseguenti pericoli e danni per l’ambiente e le persone;
quali iniziative il Presidente della Giunta regionale e gli assessori in indirizzo intendano prendere nei confronti del Governo nazionale al fine di sollecitare lo svolgimento degli opportuni accertamenti finalizzati a verificare ed eventualmente pretendere il rispetto delle direttive 42/2001/CE (Valutazione Ambientale Strategica), 92/43/CEE (salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, fauna e flora), 85/337/CEE e 97/11/CE (Valutazione di Impatto Ambientale) con i conseguenti provvedimenti del caso;
quali siano le “insuperabili criticità” che hanno indotto la Snam a rivedere il progetto iniziale che prevedeva il raddoppio del gasdotto sulla costa adriatica e quindi le reali motivazioni che hanno fatto sì che il tracciato sia stato dirottato lungo la dorsale appenninica dove incontra criticità, non esistenti sul versante adriatico, quali la presenza di aree di particolare e delicata importanza come tre parchi nazionali, un parco naturale regionale, 21 siti di importanza comunitaria e zone a rischio sismico;
se la Regione intende attivarsi per concordare con Snam Rete Gas SpA la verifica di un tracciato diverso che escluda la dorsale appenninica ricca di aree boschive e numerose aree protette, evidenziando la contraddittorietà e inspiegabilità della decisione di dirottare il metanodotto sulla dorsale appenninica rispetto all’originario progetto non a caso denominato “Rete Adriatica”;
perché nel caso, pur essendovi tutti i presupposti, la Giunta regionale, in attesa della discussione del progetto di legge che il Presidente della Regione ha voluto rinviare in Commissione, non applichi il principio etico-sociale e giuridico di precauzione e salvaguardia di cui all'ex art. 174 del trattato istitutivo della Comunità Europa, dichiarando, in modo formale ed ufficiale, con una presa di responsabilità che restituisca chiarezza alla vicenda, che la Regione Abruzzo non può avallare un‘opera comunque suscettibile di diminuire la sicurezza e la salute dei propri cittadini, già colpiti e allarmati da un disastroso sisma, che esiste un rischio sismico ed idrogeologico dei territori interessati dal progetto connessi alla pericolosità del prodotto trasportato e i cui effetti, in un contesto nazionale e regionale specifico di crisi economica, incidono negativamente sullo sviluppo turistico ed agricolo delle zone coinvolte dal tracciato, con particolare riferimento all'interferenza dello stesso con aree naturali protette, ecosistemi, biodiversità;
quali siano i pareri degli enti gestori di aree protette locali e nazionali acquisiti, i pareri delle autorità preposte ai diversi vincoli o misure di conservazione che interessano i territori attraversati dal tracciato.


L’Aquila 10 maggio 2011
Il consigliere di Alleanza Per L’Italia


Gino Milano

La questione del metanodotto e della centrale Snam diventa sempre più un caso nazionale.

Il quotidiano “Avvenire” del 13 maggio 2011 ha dedicato al problema una intera pagina con una inchiesta dal titolo: “Gasdotto in Abruzzo: paura e polemiche”.
Il giornale cattolico evidenzia l’opposizione degli Enti Locali al progetto, che “per oltre cento chilometri attraversa la provincia dell’Aquila devastata dal terremoto del 2009”.
Avvenire precisa che “anche la centrale di compressione di Sulmona è in zona sismica di pericolosità massima. Una situazione che anche dopo molte rassicurazioni, in una terra appena terremotata, fa paura”.
Il giornale pubblica anche un documento a firma di Enzo Boschi, Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, nel quale si fa presente che “la rottura sismogenetica in profondità può raggiungere la superficie e dislocare il piano di campagna e quello che vi è sopra edificato”. Pertanto è necessaria “la più grande cautela nella pianificazione dell’uso del territorio”.
Anche il settimanale nazionale “Left”, nel numero in edicola, dedica al problema un’ampia inchiesta di tre pagine dal titolo: “Il gasdotto dei terremoti”.
Il giornale riporta, in sintesi, i principali passaggi delle relazioni tenute dagli esperti nel convegno svoltosi all’Aquila l’8 maggio scorso.
Il Prof. Alberto Pizzi, docente di geologia strutturale dell’Università di Chieti, sottolinea che il gasdotto passa proprio nelle aree dove “sono attese le massime accelerazioni del suolo, quindi il massimo scuotimento sismico”; ed ancora: il terremoto dell’Aquila ha messo in evidenza che “l’accelerazione del suolo è stata superiore a quella attesa in base agli studi teorici ed alle statistiche”.
Ciò che desta la massima preoccupazione è l’attraversamento delle faglie sismiche.
“Lungo le faglie “sismogenetiche”, precisa il Prof. Pizzi, si formano fronti di scarpata, rotture istantanee. E le opere più sensibili al fenomeno sono proprio gli acquedotti, i gasdotti, le fognature, ossia le infrastrutture sotterranee”.
Il Prof. Erasmo Venosi, ex Responsabile dell’Energia per il Ministero dell’Ambiente, uno dei massimi esperti del settore, dal canto suo, evidenzia “la netta contraddizione tra il progetto del metanodotto ed il recepimento delle direttive europee che prevedono di superare la dipendenza dalle fonti energetiche fossili (carbone, petrolio e metano)”.
Non solo, ma – aggiunge Venosi – i consumi sono in diminuzione e in Europa è prevista una bolla di gas, un’eccedenza sul fabbisogno pari a 350 miliardi di metri cubi”.
L’importante convegno di domenica scorsa ha scosso anche il mondo della politica:
la coordinatrice provinciale dell’UDC, Morena Pasqualone, si chiede “come sia possibile che non ci sia un’alternativa” e “perché i nostri amministratori non possono farsi ascoltare da chi prenderà la decisione definitiva su questo caso?”
Mentre il consigliere regionale Gino Milano fa proprie “le preoccupazioni espresse dal mondo scientifico ed accademico in merito ai conseguenti pericoli e danni per l’ambiente e le persone” e presenta un’interpellanza urgente al Presidente della Regione, Gianni Chiodi, al quale chiede di uscire dall’immobilismo e dall’ambiguità e di chiarire una volta per tutte la posizione del governo regionale in merito al metanodotto ed alla centrale Snam.
E’ quello che torniamo a chiedere, per l’ennesima volta, anche noi: la Regione approvi, senza ulteriori indugi, la legge che sancisce l’incompatibilità tra grandi gasdotti ed aree altamente sismiche!!!
Sulmona, 13 maggio 2011

Comitati cittadini per l’ambiente

Avvenire 13 maggio 2011

lunedì 9 maggio 2011

Abruzzo, Gasdotto “Rete adriatica” Snam: 687 km di rischio ambientale per centro-sud Italia



L’Aquila, 8 mag 2011 – Si è tenuto questa mattina il convegno nazionale “Gasdotto Rete adriatica Brindisi-Sulmona-L’Aquila-Foligno-Minerbio: perché sulla dorsale appenninica?”. Organizzato dal Comune dell’Aquila, e con il patrocinio di molti comuni delle regioni Abruzzo, Marche ed Umbria, l’incontro è stato introdotto dall’assessore comunale all’Ambiente, Alfredo Moroni, che è il coordinatore del Gruppo interregionale anti-gasdotto, e dal presidente delcomitato “No Tubo”, Aldo Cucchiarini.

L’oggetto del convegno è il gasdotto che andrà da Massafra (Ta) a Minerbio (Bo), portando il gas dalla Libia e dall'Algeria nel nord dell'Italia, e forse successivamente anche in altri Paesi europei, e percorrerà ben 687 chilometri sul crinale dell'Appennino. Meglio noto come “Rete Adriatica”, il progetto iniziale prevedeva il passaggio di questo gasdotto lungo la costa adriatica, sull'esempio di quello costruito lungo la sponda tirrenica, poi a seguito di “insuperabili criticità” riscontrate dalla Snam Rete Gas Spa – la società ideatrice del progetto insieme alla British Gas già dal 2005 – si è deciso di deviare il tubo sul crinale appenninico, generando contrarietà e preoccupate proteste delle comunità interessate. Motivo ne è la quasi coincidenza di un ampio tratto (quasi un quarto) del percorso con la zona a più forte rischio sismico, secondo le rilevazioni riportate nella Mappa del rischio sismicodell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.


Numerose le presenze ad affollare il convegno, sia di carattere istituzionale (compreso il vice prefetto, Rinaldo Pezzoli, a portare i saluti del prefetto,), che di cittadini e comitati cittadini che stanno protestando, a partire da Sulmona e dalla Valle Peligna. L’assessore Moroni annuncia il ricorso al Tar da parte degli enti locali e dei comitati civici, contro la realizzazione del progetto. L’assessore provinciali alle Politiche sociali e consigliere comunale, Luigi D’Eramo (La Destra), genera qualche protesta quando dice che «bisogna valutare anche eventuali benefici economici e dialogare a trecentosessanta gradi con chi vuole realizzare il progetto», pur sottolineando la propria contrarietà. Il presidente del comitato No Tubo, Cucchiarini, parla del progetto, della centrale di compressione gas prevista a circa tre chilometri daSulmona, e della realizzazione di dodici rigassificatori (su un totale di circa cinquanta a livello mondiale). Focalizza quindi sul cuore del problema:«sono interessati dal tracciato progettuale tutti i più importanti epicentri dei terremoti degli ultimi venticinque anni in Abruzzo, Marche ed Umbria. Anche i corsi d’acqua saranno stravolti: nella Valle Peligna sarà interessato il Sagittario, in Umbria il Savio sarebbe attraversato in ventidue punti. La Regione Umbria», aggiunge,«si è già pronunciata sull’impatto permanente che avrebbe il gasdotto sul paesaggio. La politica faccia la sua parte e anche l’Abruzzo alzi la voce. La Valutazione d’impatto (Via) è stata trattata come un semplice atto formale in risposta ad una questione sostanziale». Più avanti aggiungerà che la mancata informazione ai cittadini «è anche causa di indennizzi ridicoli per le servitù necessarie alle grandi opere».

Il dottor Maurizio Proietti, ricercatore dell’Isde Italia-Medici per l’ambiente, sottolinea l’impatto sulla salute delle centrali termoelettriche a gas, in termini di particolato e dei «meccanismi patogenetici che producono danno cardiovascolare da particolati. Sono le polveri più piccole quelle più pericolose». Il professor Alberto Pizzi, dell’Università di Chieti, parla del rischio sismico del progetto, sottolineando come il tracciato è immerso in zone appenniniche con maggiore rischio e più forte accelerazione sismica del suolo. Dopo di lui Erasmo Venosi, docente di fisica nucleare, ricorda come «la centrale di Fukushima era progettata per resistere ad un terremoto di massimo 7 gradi Richter e invece ne è avvenuto uno da 9. Nelle zone a rischio sismico rilevante bisogna sempre approfondire e valutare bene i rischi di opere così rilevanti». Inoltre sottolinea come «in Europa la capacità installata di rigassificatori eccede già oggi per il 50% il fabbisogno». Secondo Antonello Ciccozzi, ricercatore di antropologia culturale all’Università dell’Aquila, «grottesca ed inopportuna non è l’opera in sé ma la sua localizzazione: bisogna sensibilizzare i cittadini sui rischi». In chiusura degli interventi “tecnici”, Maria Cristina Cecchini, di Eurolex, «La Valutazione d’impatto ambientale in Italia prevede anche le alternative e la Snam non lo ha fatto. Solleveremo la questione anche presso la Corte europea di giustizia. I Comuni interessati da parte loro devono negare o togliere la compatibilità urbanistica di questo progetto».


Dopo gli interventi ci chiediamo dunque come sia possibile che un’impresa come la Snam non abbia preso in considerazione questi rischi e perché sia decisa comunque a procedere in questo modo. Risponde col suo intervento l’onorevole Giovanni Lolli (Pd): «Alla Snam gli costa meno, ecco perché lo vuole fare così, allora lo faccia passare in mare visto dal mare arriva, o lo sposti sul tracciato originale. E’ una follia fare passare il gasdotto in questo tracciato. Alla Camera abbiamo formulato delle interrogazioni a cui ancora non viene data risposta e allora stiamo preparando delle risoluzioni in commissione, per le quali sarà ascoltato anche il comitato». Il vicepresidente della Regione Abruzzo, Giovanni D’Amico(Pd), che ricorda come «il disegno di legge sulla “non sorpassabilità” delle competenze regionali, costituzionalmente previste, come quelle ambientali, rispetto a quelle del governo nazionale era stata approvata all’unanimità in commissione, (la seconda, Governo del territorio - Lavori pubblici - Ordinamento uffici e Enti locali, ndr) e il presidente Chiodi, invece, che tornasse ancora in commissione. Chiederò che torni in aula, per sapere se c’è la volontà di approvarla o stiamo solo perdendo tempo, come sembra». Secondo il senatore AlfonsoMascitelli (Idv) «Chiodi ha rinviato il disegno di legge perché vuole prendere tempo, come precursore di volontà negativa. D’altra parte, in Senato abbiamo presentato insieme al Pd ben tre interrogazioni senza avere risposta». Per il consigliere ed ex assessore regionale all’Ambiente, Franco Caramanico (Sel), «il nuovo federalismo demaniale va proprio nella direzione di maggiori autonomie e competenze delle regioni. La Regione, perciò, si muova». Tra gli ultimi ad esprimersi, il consigliere comunale di Pratola Peligna Luigi Pizzoferrato, secondo cui «serve una battaglia politica: questa dei pochi cittadini impegnatisi ha fatto il salto di qualità grazie al Comune dell’Aquila che ha preso le redini della questione»; Antonio Carrara, presidente della Comunità Montana Peligna, per il quale «la proposta di legge regionale dev’essere rapidamente approvata e portata anche negli altri consigli regionali delle regioni interessate, dalla Puglia all’Emiila, passando da Umbria e Marche».

di Paolo Della Ventura